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METAMORPHOSIS has arrived.
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1
“Amore, ti piacerebbe lottare con un’altra donna?”.
“COOOOSAAAA?”.

Ero esterrefatto. Mi avevi sbattuto in faccia quell’assurda proposta a bruciapelo. La sorpresa mi aveva tolto il fiato.
“Ma… ma… cosa ti salta in mente? Come puoi pensare una cosa del genere… io che lotto con un’altra donna…? Un’estranea che entra a far parte delle nostre sessioni di lotta?”.
“Ma sì, calmati, lascia che ti spieghi”.
Ci mettemmo comodi e tu, allegra e disinvolta, mi raccontasti tutta la storia.
“Al pilates sono diventata molto amica di una ragazza che frequenta regolarmente i corsi. Ormai ci conosciamo da molto tempo e siamo diventate intime. Si chiama Irene, è sempre cupa e non sorride mai, mentre io sono sempre di buon umore…. Io e te sappiamo perché…”
“Sì, certo, lo so molto bene perché sei di buon umore, soprattutto dopo che hai lottato con me e mi hai sottomesso… e quindi? Le hai raccontato di noi, di quello che facciamo?”.
“Sì, ma non subito. Lei si meravigliava vedendomi sempre allegra, e mi chiedeva spesso quale fosse il mio segreto, mentre lei è sempre triste, ed alla fine mi ha raccontato la sua storia. Il suo uomo l’ha lasciata dopo una lunga relazione, e si è messo con una ragazza più giovane. Lei lo amava, e non si è mai ripresa dalla delusione, e adesso odia gli uomini”.
“Ah sì? Odia gli uomini? E tu, per solidarietà femminile, vorresti farle fare degli incontri di lotta con un uomo per farle sfogare la rabbia? Ed hai scelto proprio me per farla sfogare? Ed io che dovrei fare? Lasciarmi picchiare?”
“Ma no, stupido, non si tratta di questo. Le ho detto di noi, di come abbiamo cominciato. Le ho detto che ora siamo più felici e più affiatati di prima, le ho spiegato che la lotta serve a scaricare le tensioni e l’aggressività che ci sono anche nelle coppie più unite, e per questo mi vede sempre rilassata e di buon umore.”
“Beh certo, lei vede te, ma non vede me dopo che mi hai maltrattato ed umiliato come ti piace fare anche troppo spesso…”.
Mi guardasti risentita.
“Che vorresti dire? Che sei di cattivo umore quando ti batto e ti sottometto? Mi sembrava di aver capito che tu ci godi… o forse mi sono sempre sbagliata finora?”
Mi affrettai a rabbonirla.
“No. Hai ragione. Scusa, sono io che ho fatto un’osservazione sbagliata… lo sappiamo tutti e due, ce lo siamo detti tante volte… tu ci godi a dominarmi, ed io ci godo ad essere dominato…”
“Le ho suggerito di provare, e che le avrebbe fatto bene. E’ rimasta colpita a sentire la nostra storia, ma mi ha detto che non sapeva assolutamente niente di lotta, e che per lei era una cosa impensabile”.
“E allora?”
“Allora mi sono offerta di insegnarle a combattere… Irene ora è una mia allieva, sono tre mesi che le do lezioni a casa sua, dopo il pilates. In cambio lei accetta di farmi da sparring partner”.
“Cosa? Le stai insegnando la lotta? Ti alleni con lei? E perché non mi hai detto niente?”
“Non ti ho detto niente perché all’inizio era una cosa fra donne, e lei non voleva che ne parlassi. Poi ha iniziato a fare progressi, ed ha cominciato ad interessarsi alla lotta. Senza contare che la sua collaborazione è stata utile anche per me…”
“Anche per te? E in che modo?”.
“Tesoro, ricordi la settimana scorsa, quando ti ho battuto con una tecnica nuova, che non avevamo mai provato?”.
“Certo che me lo ricordo, infatti ero rimasto sorpreso per come mi avevi sconfitto, mi avevi detto che l’avevi visto fare un sacco di volte in un video, e ti era venuta l’idea di metterla in pratica con me, direttamente in combattimento, senza averla provata prima in allenamento.”
“Sì, è vero, lo ammetto, è stata una piccola bugia. Invece l’avevo provata molte volte a casa di Irene su di lei…”
“Ah, ecco… e allora questa Irene che tipo è?”
“Irene è una bella donna, molto attraente, fisicamente diversa da me. E’ più alta e più robusta, ed è ben allenata. Diciamo che fisicamente tu e lei siete alla pari, ma naturalmente, essendo donna, è più forte di gambe e meno di braccia.”
“E come tecnica, a che livello è, è in grado di tenerti testa?”
“No, certo che no. Non è minimamente in grado di competere con me, ma, per essere partita da zero, ha fatto grandi progressi. A lei manca soprattutto il combattimento vero e proprio, perché con me fa solo allenamenti. Ma sono convinta che se comincia a combattere sul serio, può migliorare ancora, e prima o poi potrebbe affrontare anche me con qualche possibilità”.
“E pensi che invece possa competere già adesso con me, vero?”
“Esatto. Fisicamente siete alla pari, e forse anche come tecnica teorica, solo che tu sei più esperto perché lotti regolarmente con me in modo competitivo… anche se perdi quasi sempre…”
“Grazie per avermelo ricordato… Ma, insomma, che cosa dovrei fare con Irene?”
“Devi lottare con lei, ma devi affrontarla seriamente, non lasciarti battere di proposito. Le prime volte lei perderà, ma sono sicura che dopo un po' comincerà ad avere la meglio qualche volta, ed alla fine sarete in equilibrio, sarete avversari alla pari, ed i vostri combattimenti saranno molto impegnativi anche per te…”
“Ma, dimmi una cosa… a te non disturba vedermi lottare con un’altra donna? Io non potrei sopportare l’idea di te che lotti con un altro uomo…”
“Beh, sì, a questo ci ho pensato, ed è ovvio che non può farmi piacere vederti avvinghiato in un corpo a corpo con Irene. Però penso che io e te abbiamo bisogno di novità… i nostri incontri rischiano di diventare ripetitivi, e quindi noiosi… non dirmi che non ci avevi pensato anche tu… e poi, se ti ricordi avevamo parlato di questo rischio”:
“Sì, ammetto che qualche volta ci ho pensato anche io, e ne avevamo anche parlato, ma di qui ad inserire un’altra donna nelle nostre sessioni di lotta ce ne passa… E poi, mentre io ed Irene ci affrontiamo, tu che fai, te ne vai?”
“Certo che no. Non vi lascio mica da soli… Farò da arbitro. Poi, quando Irene sarà diventata brava anche lei, formeremo un terzetto, faremo dei mini tornei, ed a turno chi non combatte fa l’arbitro.”
“Vedo che hai pensato a tutto. Ma… ci sarebbe un’altra cosa… non so se hai pensato anche a questo…”.
Esitavo a mettere fuori il pensiero molesto…
“E cioè?”.
“Hai detto che Irene è attraente… ma… se… mentre lotto con lei si verifica in me un effetto… ehm… collaterale… tu che fai?”
“Ah, ecco cosa ti passava per la testa…”.
Rimanesti un attimo pensierosa.
“Ammetto che a questo non avevo pensato… Certo che se lei ti provoca, la cosa finisce subito, non mi va di essere presa in giro, per di più da un’amica alla quale in fondo faccio un enorme favore… ma non credo che faccia una cosa del genere, non le interessano gli uomini… li odia”.
“Ma… ragiona… la cosa può succedere anche se lei non mi provoca, e non dipende nemmeno dalla mia volontà, sono cose che non si controllano, lo sai… mi succede con te anche quando tu non fai niente per provocarmi…”
“Io? Che c’entro io? Io sono la tua donna, e tu mi desideri…”
“Amore, rifletti, immagina la scena: io ed Irene siamo a terra avvinghiati… lei alla fine riesce ad immobilizzarmi e mi sottomette, oppure sono io che la sottometto… è molto probabile che mi succeda qualcosa di… ehm… non voluto… E tu… che fai… te ne stai a guardare con indifferenza?”
“Sì, è vero, vedere una tua erezione mentre lotti con Irene…non potrei sopportarlo, farei terminare subito il combattimento…”.
“E… sei sempre sicura che sia una buona idea farmi lottare con la tua amica… e magari assistere a qualche scena spiacevole…?”.
“Sì, te l’ho spiegato, non si tratta solo di fare un favore ad un’amica depressa. Si tratta anche di noi… Temo il momento in cui le nostre lotte diventeranno una routine, non se che contraccolpi potrebbe avere sul nostro rapporto. Inserire Irene nelle nostre sessioni sarà comunque una grossa novità… Poi vedremo come evolve la situazione…”.
“Ok, tesoro, faremo come vuoi tu, e vedremo che succede… Fai venire la tua amica alla prossima sessione…”.
Non ero convinto. Ero preoccupato, e temevo guai…
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Default Re: Amore, wrestling, e Irene

2
“Ciao, io sono Irene, piacere di conoscerti.”
“Ciao Irene, piacere mio”
“Finalmente ti conosco, è da parecchio che sento parlare di te, so che sei un’ottima persona ed un compagno meraviglioso. E so anche che sei un forte lottatore”.
“Grazie per la stima. Io invece ho saputo di te solo da poco.”
“Allora che ne dici di questo progetto? Sei d’accordo? Hai qualcosa in contrario a lottare con me?”
Guardai Irene, che come avevi detto tu era una donna alta e ben fatta, molto attraente…e poi guardai te…
“Io no. Per me niente in contrario…”
Guardai di nuovo dalla tua parte. Eri impassibile.
“Forse all’inizio sarà un po' imbarazzante, è normale, visto che ci conosciamo solo adesso. Dovremo rompere il ghiaccio, ma poi non vedo perché non debba funzionare.”.
Tu intervenisti sbrigativa per toglierci dall’imbarazzo della presentazione…
“Ma certo che funzionerà, e poi ci sarò sempre io ad arbitrarvi e se necessario a dare delle indicazioni. Anzi direi di piantarla con i convenevoli, preparatevi e cominciamo subito, OK?”
Ci preparammo e ci mettemmo in posizione sul tappeto… Irene era alta e muscolosa, ma al tempo stesso aveva un fisico slanciato e asciutto, si intuiva che era una donna molto forte.
Indossava un due pezzi che la modellava alla perfezione con tutte le rotondità al posto giusto, era un po' troppo seducente… prevedevo guai…
Ti guardai significativamente, ma tu sembravi disinvolta e tranquilla…
Irene era molto impacciata ed imbarazzata, sul tappeto non sapeva cosa fare, da dove cominciare…
Neanche io ero a mio agio a lottare con un’altra donna, sentivo la tua presenza, però dopo tante sessioni di lotta con te ormai sapevo come muovermi sul tappeto.
Senza indugiare afferrai Irene dalle spalle e l’atterrai con una proiezione d’anca. Non sapevo se lei fosse allenata a cadere, e così per prudenza la trattenni durante la caduta.
Cadde sulla schiena accompagnata da me, e mi adagiai su di lei con delicatezza, premendole le spalle a terra.
Fece subito un ponte e cercò di girarsi su un fianco, ma io glielo impedii e la tenni giù con il mio peso.
Era sotto di me, e le tenevo le braccia inchiodate a terra dai polsi, mentre le bloccavo le gambe tenendole divaricate con i miei piedi.
Era del tutto impossibilitata a muoversi.
Si dibatté con tutte le sue forze, disperatamente, ma ormai l’avevo immobilizzata efficacemente, e non fu in grado di liberarsi.
Avevo vinto troppo facilmente. Irene non era ancora in grado di affrontarmi seriamente.
Mi alzai e l’aiutai a sollevarsi.
Ti guardai, per osservare le tue reazioni.
Mi avevi visto sdraiato sopra un’altra donna, ma sembrava che la cosa non ti avesse disturbata.
“Ok, ragazzi, avete rotto il ghiaccio, va bene così.”
Ci soffermammo tutti e tre a commentare l’accaduto.
Irene era cupa, sembrava umiliata e sfiduciata.
“Non sarò mai in grado di batterti, sono troppo indietro rispetto a te”.
“Dai, Irene, non scoraggiarti, sei solo all’inizio, devi continuare, e vedrai che i progressi ci saranno… poi sarò io ad essere timoroso di affrontarti…”.
“Grazie, sei gentile, ma sento che non ce la farò mai…”
“Ascolta, Irene, prendi esempio da lei, anche lei ha iniziato da zero, e adesso è una lottatrice formidabile, ti sta insegnando a combattere, e sa perfettamente come affrontarmi e battermi…”
A questo punto intervenisti tu.
“Sai amore, mi hai dato lo spunto, Irene ha bisogno di capire come deve affrontarti soprattutto sul piano pratico, e può prendere esempio da me, proprio come hai detto tu…”.
“Sì, va bene, e allora che si fa?”.
“Si fa che adesso lottiamo io e te, tesoro, come facciamo di solito, cioè lo facciamo sul serio. Irene non ci ha mai visti combattere, ha solo sentito parlare da me dei nostri incontri. Adesso ci osserverà e comincerà a capire come deve affrontarti, va bene?”.
Dissi che per me andava bene, mentre Irene era chiaramente incuriosita, non vedeva l’ora di vederci all’opera, dopo aver sentito tanto parlare dei nostri combattimenti.
Ci affrontammo.
Fu uno scontro duro.
Sapevo che se ti fossi impegnata al massimo alla fine sarei stato sconfitto, ma ero determinato a resisterti il più possibile, non volevo sfigurare di fronte ad Irene.
Altrettanto determinata eri tu, che sicuramente avevi detto alla tua amica che mi eri superiore e finivi sempre per costringermi alla resa, e non volevi correre il rischio di essere smentita.
Fu una lotta lunga ed accanita, mandai a vuoto tutti i tuoi tentativi di immobilizzarmi, ma alla fine ero esausto, e riuscisti ad intrappolarmi con una forbice alla testa.
Già tante volte mi avevi sottomesso con quella presa, ma stavolta avevi un pubblico, e lo facesti con cattiveria.
Mi afferrasti alla nuca con entrambe le mani e mi schiacciasti con tutta la tua forza naso e bocca contro il pube, mozzandomi il respiro.
Contemporaneamente le tue cosce sprigionarono tutta la loro potenza sul mio collo e sulla mia testa comprimendoli in una morsa terrificante.
Percepivo la tua feroce determinazione, e mi dibattei furiosamente, ma senza effetto. Avevo il collo e la testa schiacciati ed ero completamente soffocato.
Picchiai disperatamente le mani sulle tue cosce, ma non mi mollavi, i miei gemiti di dolore assunsero una nota di terrore… e continuavi a non mollarmi…
Allentasti la presa solo quando i battiti delle mie mani sulle cosce cominciarono a diminuire di intensità, ed i gemiti divennero flebili.
Rimasi sdraiato con la testa appoggiata sull’interno della tua coscia mentre tenevi sollevata l’altra per farmi respirare e mi osservavi.
Ero intontito, avevo quasi perso i sensi, tossivo ed ansimavo violentemente.
Ci volle più di un minuto per riprendermi.
Nel frattempo ti eri alzata e ti eri messa in atteggiamento di vittoria, a gambe larghe sulla mia faccia, con le mani ai fianchi, guardandomi giù compiaciuta, e ti rivolgesti ad Irene.
“Guarda attentamente questa scena… come hai visto è stata una lotta lunga, una lotta dura, ma alla fine l’ho sottomesso, ed ora lui è ai miei piedi, sconfitto, umiliato e semisvenuto… tutto quel che può fare è guardare ed ammirare dal basso le mie parti intime …le stesse che poco fa l’hanno soffocato…Non ti piacerebbe avere un uomo disteso ai tuoi piedi che ti ammira dal basso… dopo che l’hai costretto a sottomettersi?”.
Le tue parole, e soprattutto la tua postura incombente su di me, fecero una grande impressione su Irene, visibilmente ammirata, si intuiva facilmente che immaginava se stessa al tuo posto…
“Oh, sì, sarebbe meraviglioso, se potessi avere ai miei piedi il mio ex, dopo averlo sottomesso in quel modo… non so cosa si prova, ma ho notato la tua soddisfazione, penso che non sarei più depressa…”.
“Beh, non so se il tuo ex sia disposto a stare ai tuoi piedi in questo modo , ma con la lotta avrai l’opportunità di sottomettere un altro uomo, e questo sicuramente ti farà stare meglio…”
Finalmente riuscii a sollevarmi, ero ancora malfermo, ma tu mi abbracciasti premurosamente e mi tenesti su, baciandomi dolcemente, mentre ti rivolgevi ancora ad Irene.
“Visto Irene? Come vedi quando lottiamo facciamo sul serio, però ci vogliamo bene, te l’avevo detto”.
“Impressionante. Ma fate sempre così? Avevo paura a guardarvi…temevo che lui potesse subire dei danni…”
“Beh, a dire il vero non sempre ci affrontiamo così duramente, però i nostri scontri sono seri, e comunque nessuno di noi due si è fatto mai male, sappiamo quando fermarci…”
“Scusa, ma a me sembrava che lui stesse per perdere i sensi da un momento all’altro…”
“Oh, sì, è vero, ma io so esattamente quando fermarmi, non voglio che succeda niente di male al mio amore, è vero tesoro?”.
Con difficoltà riuscii a rispondere che era vero, che tu eri molto brava a valutare le mie condizioni.
“Sì, capisco, ma vedervi lottare con tanto accanimento, e poi vedere lui che si arrende e tu che non molli la presa mi ha fatto veramente impressione…”
“In genere quando uno di noi si arrende l’altro allenta subito la presa, ma in questo caso volevo che tu vedessi con i tuoi occhi cosa vuol dire costringere l’avversario ad una sottomissione totale…”
“L’ho visto, altroché se l’ho visto, ma è tremendo per chi subisce…”
“Come ti ho spiegato tante volte la sottomissione fa parte del gioco, è lo scopo ultimo della lotta, specialmente fra un uomo ed una donna…e per noi donne è esaltante ridurre un uomo all’impotenza con le nostre mani…”.
“E quindi… quando lotto con lui, o con un altro uomo, se vinco devo fare lo stesso?”
“Oh no, non necessariamente, dipende dalle giornate. Vedrai che ti verrà spontaneo umiliare il tuo avversario, fargli sentire la tua superiorità… Ma se un giorno sei particolarmente incazzata, puoi sfogarti un po' di più su di lui… mi capisci? Io faccio così con lui, e poi mi sento benissimo!”
Ormai mi ero ripreso. Quei discorsi in mia presenza mi stavano mettendo in imbarazzo.
“Ehi ragazze, ci sono anche io, e non sono un pupazzo…”
“Ma no amore, quale pupazzo… e poi non è detto che tu debba sempre perdere… con Irene hai vinto… per ora…”
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3
Irene cominciò a partecipare regolarmente alle nostre sessioni di lotta.
Fra me e lei c’era ancora troppa differenza, vincevo con troppa facilità, e mi frenavo, cercando di darle qualche possibilità.
Ma la cosa non era soddisfacente.
Irene rischiava di deprimersi, e tu eri ancora più insoddisfatta di lei.
Allora decidesti, in qualità di coach di Irene, di soprassedere per il momento ai combattimenti fra me e lei, e di continuare con le lezioni di tecnica, utilizzando me come sparring partner per le dimostrazioni pratiche.
E, guarda caso, decidesti di iniziare subito con le tecniche di sottomissione.
Pensavi che per Irene fosse utile, come prima cosa, imparare come costringere un uomo alla resa, ancor prima di avere imparato ad atterrarlo.
Io non avevo niente da obiettare, ma Irene era dubbiosa.
“Ma scusa, che me ne faccio di imparare a sottomettere un uomo, a costringerlo ad arrendersi, se prima non l’ho atterrato? Ed io ancora non sono in grado di mettere giù nessuno…”.
“Ascoltami Irene, andiamo per gradi. Ci arriverai alle tecniche di atterramento. Ora preferisco che tu lavori sulle motivazioni.”
“Va bene, ti ascolto.”
“Se tu avessi fra le grinfie il tuo ex, cosa vorresti fargli?”.
“Probabilmente avrei voglia di ucciderlo…”
“Ecco, come motivazione va benissimo, nella lotta serve sempre una carica aggressiva, ed in una lotta che mira alla sottomissione un istinto omicida controllato è uno stimolo perfetto… Guarda me ed il mio uomo, io lo amo e certo non desidero ucciderlo, eppure hai visto cosa gli faccio nell’eccitazione della lotta… ”
“Sì, ho visto, ma tu sei bravissima, soprattutto sai controllarti… io non so se saprei fermarmi in tempo come sai fare tu…”
“Oh, non preoccuparti, imparerai… sono qui per questo, e lui ci servirà allo scopo, ma tu, con le tue motivazioni, sei molto più pericolosa di me… non vorrei essere nei panni dell’uomo che ti affronterà quando sarai diventata una lottatrice esperta …”.
“Ok, mi hai convinta, che debbo fare?”.
“Bene. Adesso lui si sdraia sul dorso e tu ti siedi a cavalcioni sul suo petto. Pensa di avere appena atterrato il tuo ex, ed ora devi finirlo. Sarà la posizione di partenza, si tratta ora di scegliere in che modo vogliamo sottometterlo.”
Guardai Irene, e notai che mi guardava diversamente da prima, mi sembrava di vedere una nota minacciosa nel suo sguardo…
“Ehi ragazze, vi ricordo che io non sono l’ex di Irene… andateci piano…”.
“”Zitto tu, e collabora!!!”.
Il tuo tono minaccioso mi indusse a tacere, mentre spiegavi alla tua amica i vari modi con cui mi si poteva costringere alla resa, tutti i tuoi sistemi che conoscevo molto bene…
Le mostrasti anche praticamente le varie tecniche di umiliazione e sottomissione, e glieli facesti provare su di me, naturalmente solo per accenno.
Irene era impressionata, aveva tanto sentito parlare di quei sistemi da te, ma vederli e provarli lei stessa nella pratica su un uomo l’aveva fortemente interessata.
Forse anche lei cominciava a provare l’ebbrezza del dominio su un uomo…
“Allora, Irene, adesso che sai in quanti modi puoi sottomettere ed umiliare lui, che per ora fingeremo che sia il tuo ex, quale vuoi provare subito, quale ti ispira di più?”.
Irene mi guardò fissamente e rifletté per un momento, poi, come se stesse pensando ad alta voce…
“Se in questo momento avessi il mio ex in mio potere, sotto di me, credo che mi piacerebbe stritolargli il collo e soffocarlo con le mie parti intime, come ho visto fare te… e… mi piacerebbe vederlo soffrire… vorrei sentire le sue urla di dolore e le sue implorazioni soffocate dal mio pube… vorrei vederlo piangere dalla disperazione e dal terrore… vorrei vederlo dibattersi inutilmente nella mia presa fino a quando non fosse più in grado di muoversi… vorrei vedere i suoi contorcimenti spegnersi lentamente fino a vederlo inerme e privo di sensi fra le mie cosce… vorrei…”.
“… insomma vorresti ammazzarlo lentamente... vorresti vederlo morto?”.
“No… non lo so… forse no… forse mi basterebbe vederlo ai miei piedi, agonizzante ed umiliato…”.

Ti guardai…
“Amore, non stiamo facendo un gioco pericoloso? Tu sei perfettamente in grado fi fermarti in tempo, ma Irene con la sua carica d’odio…?”.
“Tu stai giù e resta tranquillo… io che ci sto a fare? Non permetterò ad Irene di ammazzarti, se è questo che ti preoccupa… se è scritto che devi essere soffocato a morte da una donna, questo piacere spetta a me, non lo lascerò certo a lei o ad un’altra…”.
La tua uscita stemperò un poco la tensione, e perfino Irene ebbe un vago sorriso.
“Bene, allora andiamo avanti. Hai scelto il tuo sistema preferito. Ora mettilo in pratica… Ricorderai che ti avevo dato anche delle dimostrazioni pratiche su come farlo in maniera efficace.”
Seguendo le tue indicazioni, Irene si piegò su un fianco, mi avvolse la testa fra le cosce più in alto che poté, e mi afferrò la nuca con entrambe le mani.
Cominciò a stringere, mentre si sforzava di schiacciarmi naso e bocca contro le sue parti intime, ma qualcosa la frenava…
“Non ce la faccio… non posso… sono troppo imbarazzata…”.
“Che cosa è che ti imbarazza?”
“Mah… credo questa posizione… la sua bocca così vicina alle mie parti intime…”
“Guarda che non state facendo sesso orale… e poi, io non sono per niente imbarazzata, e neanche lui...Hai il tuo ex in trappola fra le tue cosce e ti imbarazza soffocarlo? Hai già dimenticato cosa ti ha fatto?”

Le tue esortazioni irritate fecero effetto.
Di colpo Irene mi schiacciò la bocca contro il pube, tanto che sentii immediatamente i suoi odori intimi, diversi dai tuoi, forse più delicati.
Mi stringeva con forza il collo fra le cosce, ma non avvertivo una compressione insopportabile, e potevo respirare, anche se a fatica.
Tu subito intervenisti.
“Ti ho detto che per chiudere la forbice devi incrociare le caviglie, altrimenti la presa non è efficace, te lo ricordi? E poi, per soffocarlo sul serio, non basta sbattergli in faccia la passera… ma devi tenerlo saldamente dalla nuca e muoverti per sistemarti per bene con il pube sulle sue vie respiratorie… la bocca ed il naso devono essere coperti completamente… non deve passare neanche un filo d’aria…”.
Ti inginocchiasti a fianco a noi e le desti le indicazioni pratiche, finché non ti ritenesti soddisfatta…
Ed in effetti avevi motivo di essere soddisfatta… ero intrappolato fra le cosce di Irene e con la faccia soffocata nelle sue parti intime come meglio non avresti potuto neanche tu…
“Ok, Irene, ci siamo… è tuo… guardalo fisso… è il tuo ex, quello che ti ha fatto soffrire, ed ora è in tuo potere… la sua vita è nelle tue mani, nelle tue cosce e nella tua passera… fallo soffrire e goditi la sua sofferenza…”.
Irene mi guardò negli occhi ed iniziò a stringere le cosce, mentre non mollava di un centimetro la presa alla nuca…
Sentii immediatamente la sua forza… era molto più forte di te, e con la forza compensava la minore abilità...
Compresi subito che non avevo scampo, nessuna possibilità di liberarmi, cominciai a battere colpi sulle cosce di Irene, le lanciai uno sguardo di implorazione fra i mugolii di dolore, e lanciai uno sguardo anche a te…
Irene aveva un’espressione sinistra…
Non c’ero io fra le sue cosce, ma il suo dannato ex… mi soffocava inesorabilmente e stringeva… stringeva… insensibile alla mia sofferenza…
Tu eri impassibile e ci guardavi intenta, sapevo che saresti intervenuta in caso di necessità, ma per me la necessità era già arrivata, Irene era troppo forte, ancora un po' ed avrei perso i sensi…
D’improvviso mi ritrovai libero… tu eri inginocchiata al mio fianco e mi massaggiavi il collo, e mi accarezzavi, aspettando che mi riprendessi.
Irene era in piedi, e mi osservava con un’espressione indefinibile.
“Che… che mi è successo? Sono svenuto?”.
“Sì, sei quasi svenuto, ma solo per un istante prima che io intervenissi… non avevo calcolato la forza delle cosce di Irene, e forse l’avevo caricata un po' troppo…”.
Irene si avvicinò anche lei, ansiosa e mortificata, e si scusò ripetutamente.
“Perdonami, non so cosa mi ha preso, continuavo a pensare al mio ex, non riuscivo a controllarmi… non dovevo farti questo…tu non te lo meriti…”.
“Oh, non preoccuparti, sta benissimo e potrebbe anche ricominciare subito, e poi, che ne sai tu se lui se lo merita o no…?. Tu, piuttosto, adesso come ti senti, ora che sai di essere in grado di ammazzare un uomo fra le tue cosce?”.
“Non lo so di preciso. Non immaginavo di poter fare una cosa del genere… avevo visto te che lo facevi, e mi aveva fatto una grande impressione, ma tu sei bravissima…”.
“Non immaginavi, però l’hai fatto!! Solo che devi essere consapevole della tua forza, e devi imparare a controllarla… se ammazzi tutti gli uomini con cui lotti, poi non ne resterà nessuno… e non potrai più sfogarti…”.
Nel frattempo io mi ero ripreso completamente.
“Stai tranquilla Irene, niente di personale, io sto benissimo, hai solo messo in pratica quello che ti ha insegnato la tua coach. Tengo solo a dirti, dopo avere sperimentato la forza delle tue cosce, che hai un’arma terribile, molto pericolosa… non oso pensare a quando diventerai brava anche tecnicamente… ma è fondamentale che tu impari a dosare la tua forza.”.
“Grazie, sei molto gentile, non è da tutti dopo quello che ti ho fatto….e scusami ancora… temevo che ce l’avessi con me”.
“Ehi, voi due! Ora basta con tutti questi complimenti in mia presenza! Pensiamo alla prossima lezione…”.
Irene andò via, palesemente soddisfatta, era la prima volta che la vedevamo sorridente, e noi restammo soli.
Ero preoccupato, un pensiero non mi dava requie…
“Tesoro, ora che siamo soli, dimmi una cosa, io ero nelle grinfie di Irene e non mi rendevo conto di niente, ma… mentre lei mi teneva in suo potere… io…ho avuto qualche… reazione particolare…?”.
“Ancora con questa storia? Tu soffrivi ed imploravi pietà… e basta!!! Chiaro? Altrimenti sarei intervenuta prima e mi sarei messa io al posto di Irene… le reazioni particolari puoi averle solo quando ti sottometto IO..”.
Ero sollevato, anche per quella volta mi era andata bene.
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