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1
“Amore, ti piacerebbe lottare con un’altra donna?”.
“COOOOSAAAA?”.

Ero esterrefatto. Mi avevi sbattuto in faccia quell’assurda proposta a bruciapelo. La sorpresa mi aveva tolto il fiato.
“Ma… ma… cosa ti salta in mente? Come puoi pensare una cosa del genere… io che lotto con un’altra donna…? Un’estranea che entra a far parte delle nostre sessioni di lotta?”.
“Ma sì, calmati, lascia che ti spieghi”.
Ci mettemmo comodi e tu, allegra e disinvolta, mi raccontasti tutta la storia.
“Al pilates sono diventata molto amica di una ragazza che frequenta regolarmente i corsi. Ormai ci conosciamo da molto tempo e siamo diventate intime. Si chiama Irene, è sempre cupa e non sorride mai, mentre io sono sempre di buon umore…. Io e te sappiamo perché…”
“Sì, certo, lo so molto bene perché sei di buon umore, soprattutto dopo che hai lottato con me e mi hai sottomesso… e quindi? Le hai raccontato di noi, di quello che facciamo?”.
“Sì, ma non subito. Lei si meravigliava vedendomi sempre allegra, e mi chiedeva spesso quale fosse il mio segreto, mentre lei è sempre triste, ed alla fine mi ha raccontato la sua storia. Il suo uomo l’ha lasciata dopo una lunga relazione, e si è messo con una ragazza più giovane. Lei lo amava, e non si è mai ripresa dalla delusione, e adesso odia gli uomini”.
“Ah sì? Odia gli uomini? E tu, per solidarietà femminile, vorresti farle fare degli incontri di lotta con un uomo per farle sfogare la rabbia? Ed hai scelto proprio me per farla sfogare? Ed io che dovrei fare? Lasciarmi picchiare?”
“Ma no, stupido, non si tratta di questo. Le ho detto di noi, di come abbiamo cominciato. Le ho detto che ora siamo più felici e più affiatati di prima, le ho spiegato che la lotta serve a scaricare le tensioni e l’aggressività che ci sono anche nelle coppie più unite, e per questo mi vede sempre rilassata e di buon umore.”
“Beh certo, lei vede te, ma non vede me dopo che mi hai maltrattato ed umiliato come ti piace fare anche troppo spesso…”.
Mi guardasti risentita.
“Che vorresti dire? Che sei di cattivo umore quando ti batto e ti sottometto? Mi sembrava di aver capito che tu ci godi… o forse mi sono sempre sbagliata finora?”
Mi affrettai a rabbonirla.
“No. Hai ragione. Scusa, sono io che ho fatto un’osservazione sbagliata… lo sappiamo tutti e due, ce lo siamo detti tante volte… tu ci godi a dominarmi, ed io ci godo ad essere dominato…”
“Le ho suggerito di provare, e che le avrebbe fatto bene. E’ rimasta colpita a sentire la nostra storia, ma mi ha detto che non sapeva assolutamente niente di lotta, e che per lei era una cosa impensabile”.
“E allora?”
“Allora mi sono offerta di insegnarle a combattere… Irene ora è una mia allieva, sono tre mesi che le do lezioni a casa sua, dopo il pilates. In cambio lei accetta di farmi da sparring partner”.
“Cosa? Le stai insegnando la lotta? Ti alleni con lei? E perché non mi hai detto niente?”
“Non ti ho detto niente perché all’inizio era una cosa fra donne, e lei non voleva che ne parlassi. Poi ha iniziato a fare progressi, ed ha cominciato ad interessarsi alla lotta. Senza contare che la sua collaborazione è stata utile anche per me…”
“Anche per te? E in che modo?”.
“Tesoro, ricordi la settimana scorsa, quando ti ho battuto con una tecnica nuova, che non avevamo mai provato?”.
“Certo che me lo ricordo, infatti ero rimasto sorpreso per come mi avevi sconfitto, mi avevi detto che l’avevi visto fare un sacco di volte in un video, e ti era venuta l’idea di metterla in pratica con me, direttamente in combattimento, senza averla provata prima in allenamento.”
“Sì, è vero, lo ammetto, è stata una piccola bugia. Invece l’avevo provata molte volte a casa di Irene su di lei…”
“Ah, ecco… e allora questa Irene che tipo è?”
“Irene è una bella donna, molto attraente, fisicamente diversa da me. E’ più alta e più robusta, ed è ben allenata. Diciamo che fisicamente tu e lei siete alla pari, ma naturalmente, essendo donna, è più forte di gambe e meno di braccia.”
“E come tecnica, a che livello è, è in grado di tenerti testa?”
“No, certo che no. Non è minimamente in grado di competere con me, ma, per essere partita da zero, ha fatto grandi progressi. A lei manca soprattutto il combattimento vero e proprio, perché con me fa solo allenamenti. Ma sono convinta che se comincia a combattere sul serio, può migliorare ancora, e prima o poi potrebbe affrontare anche me con qualche possibilità”.
“E pensi che invece possa competere già adesso con me, vero?”
“Esatto. Fisicamente siete alla pari, e forse anche come tecnica teorica, solo che tu sei più esperto perché lotti regolarmente con me in modo competitivo… anche se perdi quasi sempre…”
“Grazie per avermelo ricordato… Ma, insomma, che cosa dovrei fare con Irene?”
“Devi lottare con lei, ma devi affrontarla seriamente, non lasciarti battere di proposito. Le prime volte lei perderà, ma sono sicura che dopo un po' comincerà ad avere la meglio qualche volta, ed alla fine sarete in equilibrio, sarete avversari alla pari, ed i vostri combattimenti saranno molto impegnativi anche per te…”
“Ma, dimmi una cosa… a te non disturba vedermi lottare con un’altra donna? Io non potrei sopportare l’idea di te che lotti con un altro uomo…”
“Beh, sì, a questo ci ho pensato, ed è ovvio che non può farmi piacere vederti avvinghiato in un corpo a corpo con Irene. Però penso che io e te abbiamo bisogno di novità… i nostri incontri rischiano di diventare ripetitivi, e quindi noiosi… non dirmi che non ci avevi pensato anche tu… e poi, se ti ricordi avevamo parlato di questo rischio”:
“Sì, ammetto che qualche volta ci ho pensato anche io, e ne avevamo anche parlato, ma di qui ad inserire un’altra donna nelle nostre sessioni di lotta ce ne passa… E poi, mentre io ed Irene ci affrontiamo, tu che fai, te ne vai?”
“Certo che no. Non vi lascio mica da soli… Farò da arbitro. Poi, quando Irene sarà diventata brava anche lei, formeremo un terzetto, faremo dei mini tornei, ed a turno chi non combatte fa l’arbitro.”
“Vedo che hai pensato a tutto. Ma… ci sarebbe un’altra cosa… non so se hai pensato anche a questo…”.
Esitavo a mettere fuori il pensiero molesto…
“E cioè?”.
“Hai detto che Irene è attraente… ma… se… mentre lotto con lei si verifica in me un effetto… ehm… collaterale… tu che fai?”
“Ah, ecco cosa ti passava per la testa…”.
Rimanesti un attimo pensierosa.
“Ammetto che a questo non avevo pensato… Certo che se lei ti provoca, la cosa finisce subito, non mi va di essere presa in giro, per di più da un’amica alla quale in fondo faccio un enorme favore… ma non credo che faccia una cosa del genere, non le interessano gli uomini… li odia”.
“Ma… ragiona… la cosa può succedere anche se lei non mi provoca, e non dipende nemmeno dalla mia volontà, sono cose che non si controllano, lo sai… mi succede con te anche quando tu non fai niente per provocarmi…”
“Io? Che c’entro io? Io sono la tua donna, e tu mi desideri…”
“Amore, rifletti, immagina la scena: io ed Irene siamo a terra avvinghiati… lei alla fine riesce ad immobilizzarmi e mi sottomette, oppure sono io che la sottometto… è molto probabile che mi succeda qualcosa di… ehm… non voluto… E tu… che fai… te ne stai a guardare con indifferenza?”
“Sì, è vero, vedere una tua erezione mentre lotti con Irene…non potrei sopportarlo, farei terminare subito il combattimento…”.
“E… sei sempre sicura che sia una buona idea farmi lottare con la tua amica… e magari assistere a qualche scena spiacevole…?”.
“Sì, te l’ho spiegato, non si tratta solo di fare un favore ad un’amica depressa. Si tratta anche di noi… Temo il momento in cui le nostre lotte diventeranno una routine, non se che contraccolpi potrebbe avere sul nostro rapporto. Inserire Irene nelle nostre sessioni sarà comunque una grossa novità… Poi vedremo come evolve la situazione…”.
“Ok, tesoro, faremo come vuoi tu, e vedremo che succede… Fai venire la tua amica alla prossima sessione…”.
Non ero convinto. Ero preoccupato, e temevo guai…
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Default Re: Amore, wrestling, e Irene

2
“Ciao, io sono Irene, piacere di conoscerti.”
“Ciao Irene, piacere mio”
“Finalmente ti conosco, è da parecchio che sento parlare di te, so che sei un’ottima persona ed un compagno meraviglioso. E so anche che sei un forte lottatore”.
“Grazie per la stima. Io invece ho saputo di te solo da poco.”
“Allora che ne dici di questo progetto? Sei d’accordo? Hai qualcosa in contrario a lottare con me?”
Guardai Irene, che come avevi detto tu era una donna alta e ben fatta, molto attraente…e poi guardai te…
“Io no. Per me niente in contrario…”
Guardai di nuovo dalla tua parte. Eri impassibile.
“Forse all’inizio sarà un po' imbarazzante, è normale, visto che ci conosciamo solo adesso. Dovremo rompere il ghiaccio, ma poi non vedo perché non debba funzionare.”.
Tu intervenisti sbrigativa per toglierci dall’imbarazzo della presentazione…
“Ma certo che funzionerà, e poi ci sarò sempre io ad arbitrarvi e se necessario a dare delle indicazioni. Anzi direi di piantarla con i convenevoli, preparatevi e cominciamo subito, OK?”
Ci preparammo e ci mettemmo in posizione sul tappeto… Irene era alta e muscolosa, ma al tempo stesso aveva un fisico slanciato e asciutto, si intuiva che era una donna molto forte.
Indossava un due pezzi che la modellava alla perfezione con tutte le rotondità al posto giusto, era un po' troppo seducente… prevedevo guai…
Ti guardai significativamente, ma tu sembravi disinvolta e tranquilla…
Irene era molto impacciata ed imbarazzata, sul tappeto non sapeva cosa fare, da dove cominciare…
Neanche io ero a mio agio a lottare con un’altra donna, sentivo la tua presenza, però dopo tante sessioni di lotta con te ormai sapevo come muovermi sul tappeto.
Senza indugiare afferrai Irene dalle spalle e l’atterrai con una proiezione d’anca. Non sapevo se lei fosse allenata a cadere, e così per prudenza la trattenni durante la caduta.
Cadde sulla schiena accompagnata da me, e mi adagiai su di lei con delicatezza, premendole le spalle a terra.
Fece subito un ponte e cercò di girarsi su un fianco, ma io glielo impedii e la tenni giù con il mio peso.
Era sotto di me, e le tenevo le braccia inchiodate a terra dai polsi, mentre le bloccavo le gambe tenendole divaricate con i miei piedi.
Era del tutto impossibilitata a muoversi.
Si dibatté con tutte le sue forze, disperatamente, ma ormai l’avevo immobilizzata efficacemente, e non fu in grado di liberarsi.
Avevo vinto troppo facilmente. Irene non era ancora in grado di affrontarmi seriamente.
Mi alzai e l’aiutai a sollevarsi.
Ti guardai, per osservare le tue reazioni.
Mi avevi visto sdraiato sopra un’altra donna, ma sembrava che la cosa non ti avesse disturbata.
“Ok, ragazzi, avete rotto il ghiaccio, va bene così.”
Ci soffermammo tutti e tre a commentare l’accaduto.
Irene era cupa, sembrava umiliata e sfiduciata.
“Non sarò mai in grado di batterti, sono troppo indietro rispetto a te”.
“Dai, Irene, non scoraggiarti, sei solo all’inizio, devi continuare, e vedrai che i progressi ci saranno… poi sarò io ad essere timoroso di affrontarti…”.
“Grazie, sei gentile, ma sento che non ce la farò mai…”
“Ascolta, Irene, prendi esempio da lei, anche lei ha iniziato da zero, e adesso è una lottatrice formidabile, ti sta insegnando a combattere, e sa perfettamente come affrontarmi e battermi…”
A questo punto intervenisti tu.
“Sai amore, mi hai dato lo spunto, Irene ha bisogno di capire come deve affrontarti soprattutto sul piano pratico, e può prendere esempio da me, proprio come hai detto tu…”.
“Sì, va bene, e allora che si fa?”.
“Si fa che adesso lottiamo io e te, tesoro, come facciamo di solito, cioè lo facciamo sul serio. Irene non ci ha mai visti combattere, ha solo sentito parlare da me dei nostri incontri. Adesso ci osserverà e comincerà a capire come deve affrontarti, va bene?”.
Dissi che per me andava bene, mentre Irene era chiaramente incuriosita, non vedeva l’ora di vederci all’opera, dopo aver sentito tanto parlare dei nostri combattimenti.
Ci affrontammo.
Fu uno scontro duro.
Sapevo che se ti fossi impegnata al massimo alla fine sarei stato sconfitto, ma ero determinato a resisterti il più possibile, non volevo sfigurare di fronte ad Irene.
Altrettanto determinata eri tu, che sicuramente avevi detto alla tua amica che mi eri superiore e finivi sempre per costringermi alla resa, e non volevi correre il rischio di essere smentita.
Fu una lotta lunga ed accanita, mandai a vuoto tutti i tuoi tentativi di immobilizzarmi, ma alla fine ero esausto, e riuscisti ad intrappolarmi con una forbice alla testa.
Già tante volte mi avevi sottomesso con quella presa, ma stavolta avevi un pubblico, e lo facesti con cattiveria.
Mi afferrasti alla nuca con entrambe le mani e mi schiacciasti con tutta la tua forza naso e bocca contro il pube, mozzandomi il respiro.
Contemporaneamente le tue cosce sprigionarono tutta la loro potenza sul mio collo e sulla mia testa comprimendoli in una morsa terrificante.
Percepivo la tua feroce determinazione, e mi dibattei furiosamente, ma senza effetto. Avevo il collo e la testa schiacciati ed ero completamente soffocato.
Picchiai disperatamente le mani sulle tue cosce, ma non mi mollavi, i miei gemiti di dolore assunsero una nota di terrore… e continuavi a non mollarmi…
Allentasti la presa solo quando i battiti delle mie mani sulle cosce cominciarono a diminuire di intensità, ed i gemiti divennero flebili.
Rimasi sdraiato con la testa appoggiata sull’interno della tua coscia mentre tenevi sollevata l’altra per farmi respirare e mi osservavi.
Ero intontito, avevo quasi perso i sensi, tossivo ed ansimavo violentemente.
Ci volle più di un minuto per riprendermi.
Nel frattempo ti eri alzata e ti eri messa in atteggiamento di vittoria, a gambe larghe sulla mia faccia, con le mani ai fianchi, guardandomi giù compiaciuta, e ti rivolgesti ad Irene.
“Guarda attentamente questa scena… come hai visto è stata una lotta lunga, una lotta dura, ma alla fine l’ho sottomesso, ed ora lui è ai miei piedi, sconfitto, umiliato e semisvenuto… tutto quel che può fare è guardare ed ammirare dal basso le mie parti intime …le stesse che poco fa l’hanno soffocato…Non ti piacerebbe avere un uomo disteso ai tuoi piedi che ti ammira dal basso… dopo che l’hai costretto a sottomettersi?”.
Le tue parole, e soprattutto la tua postura incombente su di me, fecero una grande impressione su Irene, visibilmente ammirata, si intuiva facilmente che immaginava se stessa al tuo posto…
“Oh, sì, sarebbe meraviglioso, se potessi avere ai miei piedi il mio ex, dopo averlo sottomesso in quel modo… non so cosa si prova, ma ho notato la tua soddisfazione, penso che non sarei più depressa…”.
“Beh, non so se il tuo ex sia disposto a stare ai tuoi piedi in questo modo , ma con la lotta avrai l’opportunità di sottomettere un altro uomo, e questo sicuramente ti farà stare meglio…”
Finalmente riuscii a sollevarmi, ero ancora malfermo, ma tu mi abbracciasti premurosamente e mi tenesti su, baciandomi dolcemente, mentre ti rivolgevi ancora ad Irene.
“Visto Irene? Come vedi quando lottiamo facciamo sul serio, però ci vogliamo bene, te l’avevo detto”.
“Impressionante. Ma fate sempre così? Avevo paura a guardarvi…temevo che lui potesse subire dei danni…”
“Beh, a dire il vero non sempre ci affrontiamo così duramente, però i nostri scontri sono seri, e comunque nessuno di noi due si è fatto mai male, sappiamo quando fermarci…”
“Scusa, ma a me sembrava che lui stesse per perdere i sensi da un momento all’altro…”
“Oh, sì, è vero, ma io so esattamente quando fermarmi, non voglio che succeda niente di male al mio amore, è vero tesoro?”.
Con difficoltà riuscii a rispondere che era vero, che tu eri molto brava a valutare le mie condizioni.
“Sì, capisco, ma vedervi lottare con tanto accanimento, e poi vedere lui che si arrende e tu che non molli la presa mi ha fatto veramente impressione…”
“In genere quando uno di noi si arrende l’altro allenta subito la presa, ma in questo caso volevo che tu vedessi con i tuoi occhi cosa vuol dire costringere l’avversario ad una sottomissione totale…”
“L’ho visto, altroché se l’ho visto, ma è tremendo per chi subisce…”
“Come ti ho spiegato tante volte la sottomissione fa parte del gioco, è lo scopo ultimo della lotta, specialmente fra un uomo ed una donna…e per noi donne è esaltante ridurre un uomo all’impotenza con le nostre mani…”.
“E quindi… quando lotto con lui, o con un altro uomo, se vinco devo fare lo stesso?”
“Oh no, non necessariamente, dipende dalle giornate. Vedrai che ti verrà spontaneo umiliare il tuo avversario, fargli sentire la tua superiorità… Ma se un giorno sei particolarmente incazzata, puoi sfogarti un po' di più su di lui… mi capisci? Io faccio così con lui, e poi mi sento benissimo!”
Ormai mi ero ripreso. Quei discorsi in mia presenza mi stavano mettendo in imbarazzo.
“Ehi ragazze, ci sono anche io, e non sono un pupazzo…”
“Ma no amore, quale pupazzo… e poi non è detto che tu debba sempre perdere… con Irene hai vinto… per ora…”
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3
Irene cominciò a partecipare regolarmente alle nostre sessioni di lotta.
Fra me e lei c’era ancora troppa differenza, vincevo con troppa facilità, e mi frenavo, cercando di darle qualche possibilità.
Ma la cosa non era soddisfacente.
Irene rischiava di deprimersi, e tu eri ancora più insoddisfatta di lei.
Allora decidesti, in qualità di coach di Irene, di soprassedere per il momento ai combattimenti fra me e lei, e di continuare con le lezioni di tecnica, utilizzando me come sparring partner per le dimostrazioni pratiche.
E, guarda caso, decidesti di iniziare subito con le tecniche di sottomissione.
Pensavi che per Irene fosse utile, come prima cosa, imparare come costringere un uomo alla resa, ancor prima di avere imparato ad atterrarlo.
Io non avevo niente da obiettare, ma Irene era dubbiosa.
“Ma scusa, che me ne faccio di imparare a sottomettere un uomo, a costringerlo ad arrendersi, se prima non l’ho atterrato? Ed io ancora non sono in grado di mettere giù nessuno…”.
“Ascoltami Irene, andiamo per gradi. Ci arriverai alle tecniche di atterramento. Ora preferisco che tu lavori sulle motivazioni.”
“Va bene, ti ascolto.”
“Se tu avessi fra le grinfie il tuo ex, cosa vorresti fargli?”.
“Probabilmente avrei voglia di ucciderlo…”
“Ecco, come motivazione va benissimo, nella lotta serve sempre una carica aggressiva, ed in una lotta che mira alla sottomissione un istinto omicida controllato è uno stimolo perfetto… Guarda me ed il mio uomo, io lo amo e certo non desidero ucciderlo, eppure hai visto cosa gli faccio nell’eccitazione della lotta… ”
“Sì, ho visto, ma tu sei bravissima, soprattutto sai controllarti… io non so se saprei fermarmi in tempo come sai fare tu…”
“Oh, non preoccuparti, imparerai… sono qui per questo, e lui ci servirà allo scopo, ma tu, con le tue motivazioni, sei molto più pericolosa di me… non vorrei essere nei panni dell’uomo che ti affronterà quando sarai diventata una lottatrice esperta …”.
“Ok, mi hai convinta, che debbo fare?”.
“Bene. Adesso lui si sdraia sul dorso e tu ti siedi a cavalcioni sul suo petto. Pensa di avere appena atterrato il tuo ex, ed ora devi finirlo. Sarà la posizione di partenza, si tratta ora di scegliere in che modo vogliamo sottometterlo.”
Guardai Irene, e notai che mi guardava diversamente da prima, mi sembrava di vedere una nota minacciosa nel suo sguardo…
“Ehi ragazze, vi ricordo che io non sono l’ex di Irene… andateci piano…”.
“”Zitto tu, e collabora!!!”.
Il tuo tono minaccioso mi indusse a tacere, mentre spiegavi alla tua amica i vari modi con cui mi si poteva costringere alla resa, tutti i tuoi sistemi che conoscevo molto bene…
Le mostrasti anche praticamente le varie tecniche di umiliazione e sottomissione, e glieli facesti provare su di me, naturalmente solo per accenno.
Irene era impressionata, aveva tanto sentito parlare di quei sistemi da te, ma vederli e provarli lei stessa nella pratica su un uomo l’aveva fortemente interessata.
Forse anche lei cominciava a provare l’ebbrezza del dominio su un uomo…
“Allora, Irene, adesso che sai in quanti modi puoi sottomettere ed umiliare lui, che per ora fingeremo che sia il tuo ex, quale vuoi provare subito, quale ti ispira di più?”.
Irene mi guardò fissamente e rifletté per un momento, poi, come se stesse pensando ad alta voce…
“Se in questo momento avessi il mio ex in mio potere, sotto di me, credo che mi piacerebbe stritolargli il collo e soffocarlo con le mie parti intime, come ho visto fare te… e… mi piacerebbe vederlo soffrire… vorrei sentire le sue urla di dolore e le sue implorazioni soffocate dal mio pube… vorrei vederlo piangere dalla disperazione e dal terrore… vorrei vederlo dibattersi inutilmente nella mia presa fino a quando non fosse più in grado di muoversi… vorrei vedere i suoi contorcimenti spegnersi lentamente fino a vederlo inerme e privo di sensi fra le mie cosce… vorrei…”.
“… insomma vorresti ammazzarlo lentamente... vorresti vederlo morto?”.
“No… non lo so… forse no… forse mi basterebbe vederlo ai miei piedi, agonizzante ed umiliato…”.

Ti guardai…
“Amore, non stiamo facendo un gioco pericoloso? Tu sei perfettamente in grado fi fermarti in tempo, ma Irene con la sua carica d’odio…?”.
“Tu stai giù e resta tranquillo… io che ci sto a fare? Non permetterò ad Irene di ammazzarti, se è questo che ti preoccupa… se è scritto che devi essere soffocato a morte da una donna, questo piacere spetta a me, non lo lascerò certo a lei o ad un’altra…”.
La tua uscita stemperò un poco la tensione, e perfino Irene ebbe un vago sorriso.
“Bene, allora andiamo avanti. Hai scelto il tuo sistema preferito. Ora mettilo in pratica… Ricorderai che ti avevo dato anche delle dimostrazioni pratiche su come farlo in maniera efficace.”
Seguendo le tue indicazioni, Irene si piegò su un fianco, mi avvolse la testa fra le cosce più in alto che poté, e mi afferrò la nuca con entrambe le mani.
Cominciò a stringere, mentre si sforzava di schiacciarmi naso e bocca contro le sue parti intime, ma qualcosa la frenava…
“Non ce la faccio… non posso… sono troppo imbarazzata…”.
“Che cosa è che ti imbarazza?”
“Mah… credo questa posizione… la sua bocca così vicina alle mie parti intime…”
“Guarda che non state facendo sesso orale… e poi, io non sono per niente imbarazzata, e neanche lui...Hai il tuo ex in trappola fra le tue cosce e ti imbarazza soffocarlo? Hai già dimenticato cosa ti ha fatto?”

Le tue esortazioni irritate fecero effetto.
Di colpo Irene mi schiacciò la bocca contro il pube, tanto che sentii immediatamente i suoi odori intimi, diversi dai tuoi, forse più delicati.
Mi stringeva con forza il collo fra le cosce, ma non avvertivo una compressione insopportabile, e potevo respirare, anche se a fatica.
Tu subito intervenisti.
“Ti ho detto che per chiudere la forbice devi incrociare le caviglie, altrimenti la presa non è efficace, te lo ricordi? E poi, per soffocarlo sul serio, non basta sbattergli in faccia la passera… ma devi tenerlo saldamente dalla nuca e muoverti per sistemarti per bene con il pube sulle sue vie respiratorie… la bocca ed il naso devono essere coperti completamente… non deve passare neanche un filo d’aria…”.
Ti inginocchiasti a fianco a noi e le desti le indicazioni pratiche, finché non ti ritenesti soddisfatta…
Ed in effetti avevi motivo di essere soddisfatta… ero intrappolato fra le cosce di Irene e con la faccia soffocata nelle sue parti intime come meglio non avresti potuto neanche tu…
“Ok, Irene, ci siamo… è tuo… guardalo fisso… è il tuo ex, quello che ti ha fatto soffrire, ed ora è in tuo potere… la sua vita è nelle tue mani, nelle tue cosce e nella tua passera… fallo soffrire e goditi la sua sofferenza…”.
Irene mi guardò negli occhi ed iniziò a stringere le cosce, mentre non mollava di un centimetro la presa alla nuca…
Sentii immediatamente la sua forza… era molto più forte di te, e con la forza compensava la minore abilità...
Compresi subito che non avevo scampo, nessuna possibilità di liberarmi, cominciai a battere colpi sulle cosce di Irene, le lanciai uno sguardo di implorazione fra i mugolii di dolore, e lanciai uno sguardo anche a te…
Irene aveva un’espressione sinistra…
Non c’ero io fra le sue cosce, ma il suo dannato ex… mi soffocava inesorabilmente e stringeva… stringeva… insensibile alla mia sofferenza…
Tu eri impassibile e ci guardavi intenta, sapevo che saresti intervenuta in caso di necessità, ma per me la necessità era già arrivata, Irene era troppo forte, ancora un po' ed avrei perso i sensi…
D’improvviso mi ritrovai libero… tu eri inginocchiata al mio fianco e mi massaggiavi il collo, e mi accarezzavi, aspettando che mi riprendessi.
Irene era in piedi, e mi osservava con un’espressione indefinibile.
“Che… che mi è successo? Sono svenuto?”.
“Sì, sei quasi svenuto, ma solo per un istante prima che io intervenissi… non avevo calcolato la forza delle cosce di Irene, e forse l’avevo caricata un po' troppo…”.
Irene si avvicinò anche lei, ansiosa e mortificata, e si scusò ripetutamente.
“Perdonami, non so cosa mi ha preso, continuavo a pensare al mio ex, non riuscivo a controllarmi… non dovevo farti questo…tu non te lo meriti…”.
“Oh, non preoccuparti, sta benissimo e potrebbe anche ricominciare subito, e poi, che ne sai tu se lui se lo merita o no…?. Tu, piuttosto, adesso come ti senti, ora che sai di essere in grado di ammazzare un uomo fra le tue cosce?”.
“Non lo so di preciso. Non immaginavo di poter fare una cosa del genere… avevo visto te che lo facevi, e mi aveva fatto una grande impressione, ma tu sei bravissima…”.
“Non immaginavi, però l’hai fatto!! Solo che devi essere consapevole della tua forza, e devi imparare a controllarla… se ammazzi tutti gli uomini con cui lotti, poi non ne resterà nessuno… e non potrai più sfogarti…”.
Nel frattempo io mi ero ripreso completamente.
“Stai tranquilla Irene, niente di personale, io sto benissimo, hai solo messo in pratica quello che ti ha insegnato la tua coach. Tengo solo a dirti, dopo avere sperimentato la forza delle tue cosce, che hai un’arma terribile, molto pericolosa… non oso pensare a quando diventerai brava anche tecnicamente… ma è fondamentale che tu impari a dosare la tua forza.”.
“Grazie, sei molto gentile, non è da tutti dopo quello che ti ho fatto….e scusami ancora… temevo che ce l’avessi con me”.
“Ehi, voi due! Ora basta con tutti questi complimenti in mia presenza! Pensiamo alla prossima lezione…”.
Irene andò via, palesemente soddisfatta, era la prima volta che la vedevamo sorridente, e noi restammo soli.
Ero preoccupato, un pensiero non mi dava requie…
“Tesoro, ora che siamo soli, dimmi una cosa, io ero nelle grinfie di Irene e non mi rendevo conto di niente, ma… mentre lei mi teneva in suo potere… io…ho avuto qualche… reazione particolare…?”.
“Ancora con questa storia? Tu soffrivi ed imploravi pietà… e basta!!! Chiaro? Altrimenti sarei intervenuta prima e mi sarei messa io al posto di Irene… le reazioni particolari puoi averle solo quando ti sottometto IO..”.
Ero sollevato, anche per quella volta mi era andata bene.
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Sotto la tua guida Irene apprese tutte le tecniche, tutti i modi in cui si può umiliare e sottomettere un uomo, ed io dovetti sottostare a tutte le prove ed a tutti gli esperimenti che le facesti fare.
E così subii da Irene soffocamenti, strangolamenti, forbici alla testa ed al tronco, tutto il tuo repertorio, tutto quanto avevi applicato tante volte su di me, prese che ormai conoscevi molto bene, tanto da essere in grado di insegnarle anche alla tua allieva.
Irene intanto era diventata un’altra donna.
Non era più cupa e di cattivo umore, era quasi sempre serena, sempre più sorridente, soprattutto quando sperimentava ed imparava un nuovo metodo di sottomissione; era chiaro che la tua cura le faceva bene.
Non avevamo più fatto combattimenti, tu avevi preferito soprassedere per il momento, volevi che lei prima sperimentasse e si godesse la sottomissione totale di un uomo, per recuperare serenità, ed avevi avuto ragione.
Irene ormai poteva liberamente scegliere il sistema con cui finire un avversario, ed era perfettamente in grado di costringerlo alla resa, ma non era ancora in grado di arrivarci da sola a quel momento, le mancava la parte iniziale di un combattimento.
Il suo atteggiamento con me, dopo la prima volta in cui mi aveva quasi portato allo svenimento, era sempre molto corretto ed amichevole.
Quando mi soffocava sotto la tua guida, con le tette o con il pube, non lo faceva con cattiveria, e mi mollava appena tappavo, oppure al primo segno di affanno, e lo stesso quando mi applicava una presa di strangolamento, o le forbici alla testa con le sue cosce potenti.
Eseguiva diligentemente tutto quello che tu le suggerivi, ma non era come te, non mostrava segni di sadismo, non si esaltava quando mi vedeva in suo potere, non affondava le prese…
Appena mi mollava, era sempre premurosa con me, mi aiutava a rialzarmi, mi chiedeva se mi avesse fatto troppo male, mi ringraziava di continuo per la mia pazienza.
E per fortuna non si erano mai verificati… inconvenienti…
Probabilmente non succedeva perché non mi sentivo dominato da lei.
Il contatto con il suo corpo era piacevole, non posso negarlo, non ero indifferente quando mi seppelliva la faccia nelle tette, o quando mi sbatteva in faccia la passera e potevo sentire i suoi umori intimi.
Ma ci mancava qualcosa, un elemento fondamentale, quello che nelle lotte con te non mancava mai, l’atteggiamento da dominatrice di colei che mi teneva in pugno, quello che mi turbava e mi faceva fremere.
Quando ero disteso sotto Irene, la guardavo dal basso, e l’ammiravo per quanto era bella e seducente, mentre lei era concentrata su come finirmi, ma non era eccitata o esaltata per il fatto di avermi nelle sue grinfie, non leggevo nei suoi occhi l’istinto della predatrice così evidente in te.
Insomma, quando Irene mi dominava e mi costringeva alla resa, io mi sentivo come un semplice sparring partner, come un potenziale avversario sconfitto da una lottatrice leale, ma non mi sentivo né una sua vittima, né una sua preda, tutto al contrario rispetto a quello che mi succedeva con te…
E così quella fase filò via liscia, senza… effetti collaterali…, per fortuna…
Infatti tu eri sempre presente e sentivo che eri vigile, guidavi la tua amica, ma osservavi bene anche me, le mie reazioni… non so come l’avresti presa se avessi notato qualcosa di spiacevole.
Quando ritenesti che Irene era pronta per la fase di sottomissione, decidesti che era ora di passare alla fase preliminare del combattimento, altrimenti lei non avrebbe potuto affrontarmi in uno scontro vero e proprio.
Le cose furono più difficili per Irene in questa fase.
Ora doveva imparare le tecniche di atterramento e di schienamento, e per queste cose non aveva la spinta emotiva che l’aveva portata ad imparare tanto facilmente le tecniche di sottomissione.
Quando eseguiva una presa di sottomissione su di me, lei pensava al suo ex, ed immaginava di averlo nelle grinfie, si figurava che lo avrebbe fatto soffrire, che ne avrebbe fatto la sua vittima, mentre l’idea di poterlo atterrare ed immobilizzare sulla schiena non le dava le stesse motivazioni.
Ti ci mettesti di impegno, con la mia collaborazione, ed a furia di prove e tentativi, Irene apprese anche queste tecniche, ed alla fine era teoricamente in grado di atterrare un avversario, in questo caso, io…
“Ok, ragazzi, secondo me Irene è pronta ad affrontare un combattimento, probabilmente le prime volte sarà impacciata, ma poi poco alla volta si scioglierà e combatterete alla pari.”
Irene era esultante.
“Davvero pensi che io sia pronta? Dici che potrei batterlo adesso?
“Secondo me sì, ormai siete alla pari, e tu che ne pensi?”
Io non sapevo che pensare, Irene era sicuramente pronta per la lotta competitiva, ma io avevo i soliti oscuri timori su mie eventuali reazioni non gradite da te…
“Sono d’accordo, Irene è prontissima, ho paura che presto non sarò un avversario alla sua altezza…”
Irene mi sorrise.
“Oh, grazie della stima, sei gentile, ma stai esagerando, sei ancora troppo forte per me…”
Tu invece non sorridevi, sentivo che non gradivi i miei complimenti ad Irene.
“Ok, ok, vi siete complimentati abbastanza, domani cominciamo a fare sul serio!”
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5
Irene era ormai pronta.
Aveva completato il tuo programma di istruzioni e di esercitazioni, e decidesti che poteva iniziare ad affrontarmi in incontri veri e propri.
Anche lei si sentiva pronta.
Aveva seguito diligentemente tutti i tuoi suggerimenti, ed io mi ero prestato di buon grado a farle da sparring partner, permettendole di provare su di me tutte le prese e tutti i movimenti che tu le avevi insegnato.
Iniziammo così a lottare in modalità competitiva, sotto la tua sorveglianza.
Le prime volte vinsi piuttosto facilmente, lei scontava l’inesperienza, ma non si scoraggiò, e si impegnò sempre con tutte le sue forze, incoraggiata sia da me che da te.
Finché, inaspettato ma inevitabile, venne il giorno in cui mi sconfisse per la prima volta.
Dopo una fase di studio, ci eravamo afferrati dalle braccia e cercavamo l’occasione di atterrarci l’un l’altra, quando lei, fulmineamente, allungò una gamba davanti a me, mi afferrò un braccio e le spalle, ed eseguì una violenta flessione in avanti e verso il basso, facendo perno sull’anca.
Mi trovai di colpo con i piedi sollevati, e feci una capriola.
Alla fine della rotazione mi trovai a terra, già sulla schiena, ed Irene, che mi aveva accompagnato durante la caduta, senza mai mollare la presa, era già distesa su di me.
Non mi diede il tempo di riprendermi dalla sorpresa, e manovrò subito per schienarmi, ma io riuscii a sgusciare da quella posizione pericolosa, mi girai, ed evitai lo schienamento.
Però non riuscii a scrollarmela di dosso.
Irene gravava su di me con tutto il suo peso e mi impediva di rialzarmi, ma non poteva impedirmi di divincolarmi dalle sue prese, che miravano ad immobilizzarmi.
La lotta a terra fu lunga ed accanita: lei sferrava continui attacchi cercando il modo per bloccarmi definitivamente e contarmi.
Io non riuscivo a liberarmi del suo peso e scrollarmela di dosso, e tuttavia non le permettevo di inchiodarmi giù e di immobilizzarmi.
Intanto tu, che arbitravi l’incontro, la spronavi continuamente.
“Dai Irene, non mollare, fra poco è tuo…”.
Andammo avanti così per un bel pezzo, finché, visto che Irene non riusciva ad immobilizzarmi ed a contarmi, e l’incontro era in una fase di stallo, fermasti il combattimento e facemmo una pausa.
Durante la pausa le suggeristi di cambiare tattica.
“Ok, Irene, cambiamo tattica. Abbiamo visto che è inutile insistere con i tentativi di schienamento, tanto non ci riesci, e ti sfinisci inutilmente, rischiando di perdere l’incontro per la stanchezza”.
“Va bene, e che mi suggerisci?”
“Come ti ho spiegato, puoi vincere un match con lo schienamento ed il conteggio dell’avversario, ma anche con altri metodi.”
“E cioè?”
“Se non puoi contarlo, lo costringi alla resa…”

Guardasti verso di me con un sorriso perfido.
“Pensa a tutti i sistemi di sottomissione che hai imparato così bene, e che hai sperimentato tante volte proprio su di lui. Pensa a quello che ti sembra più adatto alla situazione del momento, e mettilo in pratica senza pietà fino a quando lui non ti implora di mollarlo…”.
Irene mi guardò, come per soppesarmi.
“Va bene… ci provo…”.
“Ok. Adesso riprendete nella posizione che avevate quando ho fermato l’incontro e riprendete al mio via…”.
Ti guardai significativamente, la tua decisione era un’autentica perfidia nei miei confronti, ma non dissi niente…
Ci facevi riprendere con Irene che già mi teneva sotto, e doveva solo scegliere come sottomettermi, cosa che, come ben sapevamo, lei era perfettamente in grado di fare.
Con il vantaggio che le avevi concesso, la sottomissione era cosa certa, non sapevo soltanto in che modo Irene mi avrebbe costretto alla resa.
Non ci volle molto a capire quello che aveva in mente…
Al tuo via Irene, come prima cosa, dal momento che mi stava già sopra, mi bloccò le braccia con le sue gambe, stringendomele contro il tronco.
Poi, quando si fu assicurata che le mie braccia erano inutilizzabili, si abbassò il reggiseno, mi afferrò la testa e me la bloccò con le mani, tenendomela ben dritta, mentre si calava sulla mia faccia e l’avvolgeva con le tette.
Aveva scelto di soffocarmi con il suo seno prosperoso…
L’aveva già fatto altre volte su di me, ma si era trattato di prove, di allenamenti… stavolta faceva sul serio…
La mia faccia era interamente sepolta nelle sue tette, la respirazione si bloccò immediatamente, vedevo tutto nero…
Non potevo liberarmi in nessun modo, con le braccia saldamente imprigionate fra le sue gambe, e la faccia tenuta dritta ed inchiodata implacabilmente dalle sue mani.
Non vedevo niente, ma udivo i tuoi incitamenti…
“Brava Irene!!! Così!! L’hai inchiodato. È tuo… ora finiscilo… costringilo a sottomettersi…”
Ed Irene eseguì, ma senza la tua cattiveria.
“Hai sentito? Mi sembra che tu non abbia scampo… arrenditi, ti prego… non mi va di farti soffrire…”.
La mia situazione era senza uscita, e tappai con le mani sul tappeto…
Irene si sollevò immediatamente, in effetti il soffocamento era durato solo pochi secondi, tanto che non ero nemmeno ansimante.
Lei, che era alquanto stanca, restò alcuni secondi sopra di me per riprendersi dalla fatica, con il suo bellissimo seno seducente ancora proteso verso la mia faccia.
Non potevo fare a meno di guardarla, lei e le sue magnifiche tette, ed avvertii un certo turbamento a vedermela sopra in quel modo, poi lei si alzò, si risistemò il reggiseno e mi diede la mano per aiutarmi a rialzarmi.
Ci abbracciammo e ci baciammo. Mi complimentai con lei.
“Sei stata brava. Mi hai battuto e mi hai sottomesso alla grande, complimenti per la tua bravura, ed anche per la tua correttezza…”.
“Grazie. Apprezzo moltissimo i complimenti di un lottatore forte come te, ma la mia è stata la fortuna del principiante!”.
“No. Credimi. Mi hai preso di sorpresa e mi hai atterrato con una tecnica perfetta. E poi non mi hai dato scampo con il soffocamento. Ormai non sei più una principiante, sei una vera lottatrice, e sei perfettamente in grado di sottomettermi. Mi sa che è finito il tempo in cui vincevo sempre io…”.
A quel punto non ne potesti più, e sbottasti.
“Beh, voi due avete finito di farvi i complimenti? Qui facciamo la lotta, non conversazione da salotto… Quanto a te, Irene, hai rotto il ghiaccio definitivamente, da ora in poi lotti alla pari con lui, io non ti darò più suggerimenti, ed ogni incontro fra di voi non avrà più un favorito…”
Irene andò via, felice per il grande progresso che aveva fatto, ed impaziente di provarci di nuovo.
Restammo soli.
“Beh, che ne dici? Irene sta diventando davvero forte. Prima mi ha preso completamente alla sprovvista, quando mi ha fatto fare quel volo. Poi, che fosse brava nelle sottomissioni, lo sapevamo già!”.
“Sì, è vero, sta diventando brava, ho visto come ti ha sorpreso… ma ho visto anche un’altra cosa…”.
Ero veramente preoccupato.
“…che… che hai visto? Non dirmi che mi hai visto… ehm… in imbarazzo… quando mi ha messo le tette in faccia…?”.
“No, non ho visto erezioni disgustose, se è questo che ti preoccupa…”.
“E allora?”.
“Allora non mi è piaciuto come vi siete guardati dopo che ti sei arreso e lei è rimasta sopra di te, con le tettone davanti alla tua faccia… e non mi sono piaciuti tutti i complimenti che vi siete fatti dopo…”.
“Ma, tesoro, lei mi stava sopra dopo avermi costretto alla resa, e si stava riprendendo dalla fatica, saranno stati pochi secondi… dopo mi è sembrato giusto farle dei complimenti per la sua prima vittoria… anche tu ti sei complimentata con lei…”
“Va bene, va bene, forse sto esagerando. Però stai attento, quando lotti con Irene sei pregato di considerarla come un’avversaria, e di trattarla senza riguardi… se necessario devi essere anche duro con lei, ricordati che vi tengo d’occhio…”
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6
Irene ed io iniziammo a lottare con continuità, alla pari.
Tu non le davi più suggerimenti, e ti limitavi ad arbitrare, oltre a tenerci d’occhio… aspettavi di capire quando lei potesse essere in grado di affrontare anche te.
Ancora per qualche tempo la mia maggiore esperienza di lotta ebbe la meglio su Irene, ma lei migliorava continuamente, faceva esperienza, e per me era sempre più difficile prevalere.
Ben presto i nostri combattimenti divennero di esito incerto.
Me ne resi conto un giorno in cui la attaccai come facevo spesso, ed in genere con successo.
Quel giorno, come le altre volte, mi lanciai verso di lei, cercando di afferrarle le caviglie, per sollevarla da terra ed atterrarla. Ma, a differenza delle altre volte, Irene mi prevenne, e, mentre io ero lanciato in basso verso i suoi piedi, fece repentinamente un passo indietro e si appoggiò con tutto il suo peso sulle mie spalle, facendomi perdere l’equilibrio.
Il mio tentativo di presa delle sue gambe andò completamente a vuoto, e mi ritrovai a terra, con la mia avversaria già sopra di me.
Irene mise tutto il suo peso su di me, inchiodandomi a terra, e mi afferrò le braccia dai polsi, bloccandomele sulla schiena.
Irene pesava quanto me, mi aveva immobilizzate le braccia, ed ero sotto di lei.
Ero impotente, non avevo nessun modo di reagire, ma lei non aveva finito.
Manovrò per rivoltarmi, e ci riuscì, usando il suo peso e la sua forza.
Appena mi mise in posizione supina sotto di lei, subito mi bloccò le braccia a terra, lungo il mio corpo, e si distese sopra di me in posizione nord-sud.
Ero ormai in suo potere, ma non sapevo ancora come mi avrebbe finito…
Mi avvolse la testa fra le cosce ed iniziò a stringere… aveva scelto una forbice inversa alla testa…
“Ti arrendi?”. Mi chiese.
Non mi arresi, la pressione era forte, ma sentivo di poter resistere.
“No!”
Anche Irene capì che avrei resistito, e non insistette… però si rese conto che non aveva posizionato alla perfezione la forbice, e per quel motivo ero in grado di resistere…
Allentò per un momento la presa su una delle mie braccia, e contemporaneamente allargò leggermente le cosce. Mi afferrò la testa e me la sollevò, sistemandola più in alto fra le cosce, più a contatto con le sue parti intime.
Poi richiuse di scatto la forbice, incrociando le caviglie.
Ora si era sistemata a regola d’arte, la tagliola era scattata… lo sapevamo entrambi.
La mia visuale era ristretta al suo culo, la mia bocca era quasi a contatto con le sue parti intime, e le sue cosce potenti avvolgevano completamente il mio collo.
Iniziò a stringere, senza strappi, con metodo e con calma.
La pressione si fece subito opprimente, le mie braccia erano bloccate, non avevo nessuna possibilità di divaricare quelle cosce poderose, mi aveva sottoposto ad una forbice senza scampo.
Irene aveva una forza spaventosa nelle cosce, sentivo che non avrei resistito a lungo…
“Ti arrendi?”
Non risposi.
Irene aumentò ancora la pressione, la mia testa era spinta sempre più in alto fra le sue cosce, vedevo davanti a me le sue parti intime che si richiudevano in una morsa sulla mia faccia, ma la vista si stava annebbiando…
“E allora, che fai, ti arrendi? Devo continuare?”.
Mi arresi, tappai disperatamente con i piedi, ed Irene allentò immediatamente la presa.
Mentre lei si alzava ed io mi riprendevo tu ti precipitasti su di me, ansiosa e preoccupata…
“Amore, come stai? Tutto bene?”.
“Sì, sto bene, non preoccuparti, mi sto riprendendo, Irene mi ha mollato subito, appena ho tappato…”.

Irene aveva visto la tua reazione, e si preoccupò anche lei…
“Ti ho fatto molto male? Mi dispiace… non volevo, ma ti ho mollato appena ti sei arreso, forse avrei dovuto mollarti prima?”.
La tranquillizzai.
“No, no… sei stata corretta, mi hai mollato subito, non potevi farlo prima che io mi arrendessi… non è successo niente…”.
“Meno male, ero preoccupata, temevo di avere sbagliato qualcosa e di averti procurato dei danni… non me lo sarei perdonato”.
Ti eri tranquillizzata, e la rassicurasti anche tu, spiegandole che aveva fatto quel che doveva, era stata corretta, e non era successo niente.
Irene mi abbracciò e mi baciò affettuosamente, ed andò via contenta per la vittoria, dicendo che non vedeva l’ora di darmi la rivincita…
Rimanemmo soli.
“Tesoro, Irene comincia a far paura, mi ha messo a terra con la velocità di una gatta, e mi ha inchiodato con il suo fisico possente… e poi… ha una forza terrificante nelle cosce… sono più potenti delle tue, ed ora che ha imparato come utilizzare la sua potenza è un’avversaria formidabile…”
“Sì, è vero, l’ho notato anche io guardandovi lottare. Ora lei sa come usare la sua forza… se migliora ancora con la tecnica può essere pronta a sfidare anche me…”
“Sì, lo penso anch’io… ma quando la affronterai dovrai guardarti dalle sue gambe… se riesce a piazzare una forbice e ad incrociare le caviglie sono dolori…”
“Va bene, vedremo… per il momento ancora non è pronta per me… invece per te è veramente pericolosa… quando ho visto come ti sistemava la forbice alla testa mi sono preoccupata…”
“Ho visto che sei intervenuta, ma non era necessario, lei aveva mollato subito la presa…”
“E’ vero, ma tu non ti rendi conto. Quando lei ti ha intrappolato fra le cosce ed ha iniziato a stringere, si vedeva che sprigionava una forza poderosa… tu sei diventato immediatamente rosso e respiravi a fatica… in quelle condizioni ci vuole poco per riportare danni seri, per questo mi ero precipitata per fermarla, ma per fortuna lei si era già fermata…”.
Rimanemmo ancora, entrambi pensierosi… Irene non era più la donna depressa delle prime volte, ora stava diventando una lottatrice forte e determinata…
Sentivo che fra un po' lei avrebbe preso definitivamente il sopravvento su di me… e con te? Come sarebbe stato un match fra voi due?
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Irene diventava sempre più brava.
Le prime volte mi aveva sconfitto costringendomi alla resa con una presa di soffocamento o con una forbice, ma non era mai riuscita ad immobilizzarmi ed a schienarmi con un conteggio.
Finché un giorno successe anche questo.
Mi aveva atterrato con un semplice sgambetto e si era precipitata su di me, inchiodandomi le braccia a terra con le ginocchia.
Io tentai di liberarmi, ma lei mi afferrò i polsi e mi bloccò le mani.
Potevo ancora muovere le gambe ed il tronco, ed infatti mi sollevai in ponte, agitandomi e divincolandomi con le gambe.
Irene, concentratissima, si sollevò leggermente, si mosse a destra e sinistra per aumentare la pressione delle ginocchia sulle mie braccia, e poi si calò di colpo sul mio petto con tutto il suo peso.
La mia avversaria era molto robusta, il colpo che subii mi tolse il fiato.
Piombai di nuovo a terra supino sotto di lei, senza più la forza per risollevarmi e divincolarmi.
Ero con le spalle a terra, le mie braccia erano inchiodate ed indolenzite per la pressione delle sue ginocchia, e le mie gambe erano ormai inerti, prive di forza.
Quando capì che mi aveva ormai schienato e che non sarei stato in grado di liberarmi, sul suo viso comparve un lieve sorriso, mentre iniziava il conteggio.
Come sempre, fu molto corretta, contò fino a 10 senza affrettarsi, poi si sollevò di colpo, esultante, guardando verso di te come per ottenere la tua approvazione.
“Wow! L’ho fatto! L’ho schienato!”.
Ma tu, gelida, frenasti subito la sua esultanza.
“Brava, l’hai schienato, ma forse è stato un caso fortunato, ora fate una pausa e poi riprendete… vediamo se riesci a schienarlo di nuovo…”
Dopo una pausa di dieci minuti ci affrontammo di nuovo.
Stavolta ero guardingo, non mi andava di essere schienato per la seconda volta di seguito, di fronte a te.
Irene era sempre concentrata, era chiaro che ci teneva a dimostrare che era diventata una brava lottatrice, un’atleta che vinceva anche di tecnica, non solo con le sottomissioni.
Provammo in tutti i modi a sopraffarci reciprocamente, ma non ci riuscivamo… sembrava che fossimo ormai di pari forza ed anche di pari abilità, i vari tentativi di atterramento si susseguivano, ma non andavano a segno.
Infine, Irene mi sorprese con una proiezione d’anca velocissima, la sua specialità.
Mi aveva passato il braccio destro sulla nuca, e con l’altro aveva afferrato un mio braccio. Muovendosi e spostandosi da destra a sinistra e viceversa, mi portò nella posizione voluta.
Si girò di colpo e mi mise davanti una gamba e l’anca, si piegò di scatto, inginocchiandosi verso terra, e, sempre tenendomi la testa ed un braccio, mi sollevò i piedi da terra, e mi fece fare una perfetta rotazione sulle sue spalle.
Mentre ero in aria e ruotavo, lei mi tratteneva saldamente la testa e guidava la mia caduta.
Alla fine della capriola mi trovai con le spalle a terra, ed Irene che mi teneva saldamente avvinghiato fra le sue braccia.
Non mi diede il tempo di voltarmi, perché si allungò tutta su di me e mi allargò le gambe con i piedi, tenendomele divaricate dalle caviglie. Contemporaneamente mi afferrò i polsi e me li schiacciò a terra, gravando con tutto il peso su di me.
Ero sdraiato supino sotto Irene, e lei mi bloccava le braccia e le gambe.
La sua testa era più su della mia, e le sue tette erano all’altezza dei miei occhi, a pochi centimetri dalla mia bocca.
Ma Irene non faceva ricorso a malizie femminili, non mi strofinava in faccia le tette, lei voleva vincere di tecnica, e teneva la testa sollevata, per evitarmi il contatto con le tette.
Ed infatti vinse di tecnica.
Mi aveva immobilizzato alla perfezione, ero con le spalle e tutta la schiena a terra, cominciò a contarmi…
Arrivò a 10 tranquillamente, senza particolari sforzi, doveva solo tenermi giù con il suo peso, limitandosi a controllare i miei movimenti disperati alla ricerca di un’impossibile via di fuga.
Si alzò di scatto al 10 e si rivolse a te, entusiasta.
“Evviva! L’ho fatto di nuovo, e l’ho fatto in una maniera diversa, hai visto?”.
Anche se a malincuore, dovesti ammettere la sua bravura…
“Non c’è che dire, sei stata molto brava, ormai lui non ti è più superiore, siete praticamente alla pari…”.
Anche io mi complimentai con Irene e l’abbracciai, poi le presi una mano e la sollevai in alto, ammettendo la sconfitta.
“La vincitrice!”
Irene era al settimo cielo, era rimasta piacevolmente colpita dal mio gesto, e si complimentò anche lei con me.
“Grazie! Sei un avversario veramente corretto e leale, ad ammettere la sconfitta, ma non credo che riuscirò di nuovo a batterti per due volte di fila.”
Andata via Irene, restammo io e te a commentare l’accaduto.
“Amore, cosa avevi, ho avuto la sensazione che tu fossi infastidita dalle vittorie di Irene… ti assicuro che mi ha battuto lealmente, non l’ho favorita in nessun modo… è proprio brava…”:
“Sì, ho visto che è stato un combattimento vero, e lei è diventata veramente brava, forse è già più brava di te… se nella lotta ci mettesse anche qualche malizia femminile tu non avresti scampo, ti distruggerebbe…”.
“Tesoro, hai visto che lei è molto leale, per fortuna non le viene in mente di… provocarmi in qualche modo… come fai tu… altrimenti… sai… le conseguenze che sappiamo…”
“Sì, è leale, per ora… forse perché ci sono sempre io presente, e perché non ha ancora scoperto quanto può essere eccitante dominare anche sessualmente un uomo, ma prima o poi lo scoprirà…”

Eri rimasta soprappensiero, stavi rimuginando qualcosa..
“…purché non lo scopra con te, non potrei sopportarlo…”
“Ma che ne pensi, lei ora è in grado di competere anche con te?”.

Eri dubbiosa. Evidentemente, vedendoci lottare, e vedendo i progressi di Irene, ti stavi chiedendo proprio quello.
“Mah, non saprei…certo che ha fatto grandi progressi… e prima o poi dovrò confrontarmi con lei in modalità competitiva… anche perché sono stufa di assistere alla scena di un’altra donna che domina il mio uomo… devo pensarci sopra…”
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8
I combattimenti fra me ed Irene continuarono regolarmente.
Lei diventava sempre più brava, aveva acquisito molte tecniche efficaci di lotta, e la sua forza fisica era impressionante.
Mi batteva sempre più spesso, di fatto non potevo più competere con lei, ma tu aspettavi ancora a sfidarla in un incontro competitivo, finché, un giorno…
Avevamo iniziato ad affrontarci, Irene ed io, e ci studiavamo, quando lei fece una cosa che non mi sarei mai aspettato, e che sbalordì anche te.
Irene era molto forte fisicamente, ed in più era molto agile e veloce, frutto degli anni di allenamenti in palestra, e quel giorno mostrò tutto il suo potenziale mettendo a frutto le doti fisiche combinate con una perfetta tecnica di lotta…
Dopo avere fatto qualche finta per disorientarmi, mi afferrò con entrambe le braccia alla vita e manovrò per sollevarmi.
Intuii il pericolo, e cercai di restare con i piedi per terra, ma Irene, senza neanche un grande sforzo, mi alzò quel tanto che bastava a sollevarmi, e mi strinse in un abbraccio mortale.
Tenendomi con i piedi leggermente sollevati da terra, mentre mi bloccava in un abbraccio ferreo, si piegò violentemente all’indietro, ruotando il corpo e trascinandomi a terra con lei.
Mi ritrovai a terra, sempre bloccato nel suo abbraccio inesorabile, con lei che mi stava già sopra.
Si spostò leggermente in avanti, sempre su di me, mi tirò in alto le braccia fino a bloccarmele dalle ascelle, e restò a cavalcioni su di me, abbracciata strettamente al mio petto.
Mi aveva inchiodato sotto di lei, con le braccia allungate ed immobilizzate e tutto il suo peso che gravava su di me e mi impediva di liberarmi.
La sua faccia era vicinissima alla mia e percepivo il suo respiro caldo, ansimava leggermente ma non diceva niente, tutta concentrata nella lotta, nello sforzo di immobilizzarmi definitivamente.
Avevo libere solo le gambe, e provai ad utilizzarle in qualche modo, ma per quanto provassi a sollevarmi in ponte, lei con i piedi mi costringeva ad allungarle di nuovo, ed io crollavo giù con tutto il suo peso sopra.
Provai anche a muovermi, sempre puntando i piedi, e riuscii anche a spostarmi all’indietro, ma non mi liberavo di Irene… lei restava saldamente abbracciata a me e seguiva tutti i miei movimenti, continuando a gravarmi sopra…
Dopo una serie di questi tentativi, tutti frustrati da lei, che era rimasta sempre concentrata ed abbarbicata a me, le mie forze si esaurirono, e giacqui esausto.
Irene intuì che ero finito e mi contò, sempre lentamente… sapeva che non avevo più scampo e non aveva alcuna fretta…
Al 10 rimase per un istante su di me, mi diede un lieve bacio in fronte e si rimise in piedi, poi mi diede la mano e mi aiutò a rialzarmi.
Stavolta ero davvero impressionato da quello che aveva fatto, la guardai sbalordito.
Poi guardai verso di te. Eri sbalordita quanto me…
Nel frattempo Irene, dopo avermi dato la mano ed abbracciato, era perfettamente serena… sembrava che non si fosse resa conto di quello che aveva appena fatto.
Tu invece te ne eri resa conto, eccome…
“Wow! E questa presa dove l’hai imparata? Di certo non te l’ho insegnata io…”.
“Ho visto dei vecchi filmati di lotta alle Olimpiadi, l’ho vista fare alcune volte, mi ha colpita, e l’ho riguardata molte volte… oggi mi è venuta un’ispirazione improvvisa e ci ho provato…”
“Senti, Irene, quello che hai fatto oggi mi ha impressionata, non mi ero resa conto fino in fondo dei tuoi progressi, a questo punto penso che tu sia superiore a lui…”
“Dici davvero? Non stai esagerando?”.
“No. Non credo. Sapevamo già che tu e lui siete di pari categoria. Ma oggi hai dimostrato che sei avanti nella tecnica di lotta… ormai riesci ad atterrarlo ed anche a schienarlo con facilità…lui invece non ha fatto molti progressi, ed è rimasto indietro rispetto a te.”
Mi sentii in dovere di intervenire anche io.
“Sì è vero, non ho difficoltà ad ammetterlo, è sempre più difficile che io riesca a battere Irene… e poi…”
Mi rivolsi direttamente a te.
“…neanche tu mi hai mai atterrato e schienato come lei ha fatto oggi…”
Probabilmente non ti fece molto piacere sentirmi dire questa cosa. Mi guardasti risentita e mi rispondesti acida…
“E’ vero, lo ammetto, grazie per averlo sottolineato… me ne ricorderò al nostro prossimo combattimento…”.
Mi pentii immediatamente delle mie parole… sapevo che le avrei pagate a caro prezzo…
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Le ultime prestazioni di Irene avevano profondamente mutato gli equilibri.
Di fatto io non ero più in grado di competere con lei.
Potevo affrontarla sul piano della forza fisica, ma difficilmente avrei potuto sopraffarla, perché lei era di pari forza. Inoltre, era andata molto avanti rispetto a me nella tecnica di lotta.
Non ero più un avversario alla sua altezza.
Tutte queste cose me le spiegasti molto bene, anche se avevo ormai compreso da solo.
Ora il dilemma era: Irene era già in grado di competere con te o no?
“Non ne sono sicura. Lei è molto più forte fisicamente di me, ma ancora non è al mio livello di tecnica, quindi l’esito è dubbio…”.
“Secondo me, se tu riesci a tenerti al riparo dalle sue forbici di gambe, e ad impedirle di afferrarti alla vita per sollevarti, come ha fatto con me, la tua superiore tecnica dovrebbe avere la meglio.”.
“Sì, lo penso anche io. Se mi intrappola in una forbice non sarei in grado di uscirne, la sua presa è troppo forte… Lo stesso se riesce a sollevarmi da terra, sarei atterrata e schienata inesorabilmente…”.
“E allora che si fa? Non invitiamo più Irene a lottare con noi?”.
“No, questo no… non ci resta che provare… io e lei faremo un match vero, e vediamo che succede…”.
Il giorno dopo venne Irene, ed era visibilmente emozionata, anche più della prima volta che aveva combattuto contro di me, sapendo che avrebbe affrontato la coach che tanto ammirava in un incontro competitivo.
Tu eri preparatissima allo scontro, ed altrettanto determinata, non volevi certo essere sconfitta dalla tua allieva, per di più di fronte al tuo uomo.
Io ero teso, non sapevo cosa aspettarmi, anche se pensavo che alla fine avresti vinto tu.
Invece vincesti con grande facilità. Evidentemente l’emozione aveva condizionato Irene, che fu inferiore alle aspettative.
In poche mosse l’atterrasti, ma non riuscisti ad immobilizzarla ed a contarla, perché lei usando la sua grande forza si liberò.
Allora diventasti cattiva.
Poiché non ce la facevi a batterla di tecnica, decidesti di sottometterla, di costringerla a dichiarare la resa.
E lo facesti in maniera crudele, come avevi fatto tante volte con me.
L’aggirasti alle spalle, veloce come una gatta, e la stringesti alla gola con una tremenda presa di strangolamento.
Poi, approfittando del suo disorientamento, la trascinasti a terra, prona sotto di te, strangolandola con feroce determinazione.
Notai un ghigno satanico sul tuo volto, non le intimavi la resa, ma stringevi… stringevi…
La povera Irene era in tua balia, impotente ed incapace di reagire.
Mi resi conto che dovevo fermarti, ancora un po' e la tua avversaria avrebbe riportato danni seri.
Mi precipitai su di te e ti afferrai le braccia gridando.
“Basta! Fermati! Non vedi che non reagisce più… la stai ammazzando!”.
Riuscii a sciogliere la tua presa, e mi affrettai a rianimare Irene, che non dava segni di vita.
In effetti Irene era svenuta, e poco alla volta cominciò a rantolare penosamente. Ci vollero alcuni minuti perché si riprendesse del tutto.
Alla fine, ancora scossa, la riaccompagnai a casa e tornai da te.
Sembrava che tu ancora non ti fossi resa conto di quello che poteva succedere.
“Ma che ti è venuto? Capisci che se non intervenivo io l’avresti ammazzata?”.
Mi guardasti pensierosa.
“Sì, è vero, adesso me ne rendo conto, non so cosa mi è preso… non ho niente contro di lei, ma ad un certo punto si è scatenata in me una carica aggressiva che non riuscivo a controllare…”.
“Ma perché? Cosa ti ha fatto?”.
“Non mi ha fatto assolutamente niente, e la considero sempre un’amica… non so… forse mi aspettavo di schienarla e contarla facilmente, e la sua resistenza mi ha esasperata…”
“Ma andiamo, che spiegazione è?”.
“…o forse è stato il ricordo delle troppe volte in cui ti ho visto atterrato ed umiliato, vederti sottomesso da lei… sai… non è piacevole vedere il proprio uomo dominato e sottomesso da un’altra donna…”
“Ma lo hai visto anche tu, quando mi ha battuto è stata sempre corretta, ed anche quando mi ha sottomesso con prese di soffocamento non l’ha fatto mai in maniera maliziosa o cattiva, come fai spesso tu…”
“E vorrei vedere!!! Io sono la tua donna, posso fare su di te tutto quello che mi pare…”
“Ma sì, va bene, siamo d’accordo, ma non puoi avercela con Irene, se lei non ha mai fatto niente del genere con me, eppure di occasioni ne ha avute…”
“Va bene. Basta! Diciamo che non so cosa mi ha preso… intanto quella lì deve pensarci bene prima di affrontarmi di nuovo…”.
Prevedevo guai.
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Dopo il primo combattimento fra te ed Irene, decidesti che lei non era ancora pronta, ed Irene tornò a scontrarsi con me.
Dopo la strapazzata che le avevi inflitto, Irene si comportava diversamente da prima quando lottava con me.
Non posso dire che volesse lasciarmi vincere, ma era molto attenta ad evitare atteggiamenti vittoriosi o di dominio, quando mi batteva o mi immobilizzava.
Probabilmente aveva intuito il motivo recondito per cui aveva subito una dura lezione… e non voleva in alcun modo umiliarmi di nuovo di fronte a te…
Quindi mi affrontava da atleta, era ancora più corretta di prima, e faceva di tutto per non dare l’impressione di essere una lottatrice dominante… se mi batteva, mi batteva di tecnica, e solo di tecnica, non dovetti più subire alcuna forma di sottomissione da parte sua.
Ma, stranamente, tu non eri soddisfatta, e la rimproveravi di essere troppo molle, troppo tenera con me.
“Ascolta Irene, tu e lui state lottando, non state facendo un gioco di società… ti ricordo che la lotta è uno sport di combattimento… è vero che ci sono delle regole da rispettare, ma lo scopo è sempre la sottomissione dell’avversario…”
“Ma… io mi impegno per batterlo, e quasi sempre ci riesco, cos’altro dovrei fare?”
“Sì, lo vedo che ti impegni e lo batti, ma sembra che tu abbia paura di fargli male, non affondi le prese… dovresti essere più decisa, più determinata, più implacabile… se lui va in sofferenza o in pericolo ci sono qua io… tu devi solo pensare a sottometterlo, chiaro?”
“Ok, come vuoi, se devo essere più cattiva, lo sarò…”
Riprendemmo.
Irene era intimorita dalla tua strigliata, e cominciò ad accanirsi su di me… mi stringeva più forte con le forbici di cosce, e fece anche ricorso a qualche presa di soffocamento…
Solo che, ogni volta che mi intrappolava in una forbice alla testa, e mi schiacciava la faccia contro il pube, ogni volta che mi avvolgeva la faccia con le tette, o sedeva sulla mia faccia e mi mozzava il respiro, guardava con aria interrogativa verso di te…
Non aveva capito che cosa tu volessi veramente, e, quando mi teneva in suo potere, cercava il tuo sguardo… cercava di capire se la cosa ti desse fastidio o meno…
In realtà il tuo atteggiamento era ambiguo, e, quando fummo da soli, te lo dissi.
“Tesoro, ma cosa vuoi in realtà da Irene? L’hai strapazzata perché non ti andava di vedere che mi dominava, e poi l’hai rimproverata perché era troppo tenera con me… Hai visto che lei è disorientata? Non sa come deve comportarsi… ti guarda continuamente alla ricerca della tua approvazione…”
“Sì, è vero… non so neanche io cosa voglio realmente da lei… da un lato vorrei che diventasse una lottatrice forte e determinata, così poi potrebbe essere una degna avversaria per me… dall’altro mi disturba vederla sopra di te, vederti in suo potere, anche se non ha atteggiamenti da dominatrice…”
“E allora, che facciamo? Lei deve proprio continuare ad affrontarmi? Mi sembra ormai inutile, è decisamente più forte di me, a mio parere dovreste affrontarvi voi due, vedrai che prima o poi Irene batterà anche te…”
“Sì, lo penso anche io, se la vedrà con me… ma prima che mi batta dovrà sudare e penare…”
Ma, all’improvviso, Irene non venne più alle nostre sessioni, senza dare spiegazioni. La cosa mi dispiacque, ma pensai che in fondo era meglio così. Lei aveva intuito che tu eri irritata per le sue continue vittorie su di me, non sopportavi la vista di lei che mi sopraffaceva e mi dominava, e d’altra parte temeva giustamente di scontrarsi con te, visto l’esito del match precedente.
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