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Old 14-Apr-22, 10:04
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TECNICA 2
Con il tempo ti eri appassionata alle tecniche di lotta, eri sempre impaziente di provare e riprovare nuove prese e nuovi movimenti, e diventasti davvero brava, a differenza di me.
Io ero capace di atterrarti soltanto con una proiezione d’anca, e nella lotta a terra agivo unicamente d’istinto.
Tu invece eri in grado di sbattermi giù in molti modi, e nella lotta a terra avevi le idee chiare su cosa fare per dominarmi.
Per te una proiezione d’anca era roba elementare, me l’applicavi se ne vedevi l’occasione, ma ti divertiva di più atterrarmi in altri modi, più spettacolari, uno in particolare, oltre a quello che ho già descritto.
Mentre eravamo agganciati con le braccia al collo, di colpo sganciavi il tuo braccio destro e ruotavi il corpo afferrando il mio braccio destro con entrambe le braccia… poi, dandomi le spalle, ti slanciavi verso il basso fino a toccare con un ginocchio a terra, e completavi la torsione del busto verso il basso.
Tutto avveniva in un meno di un secondo, ed io ero proiettato in avanti, con una capriola guidata da te, senza alcuna possibilità di fare qualcosa per oppormi.
Appena ero a terra subito ti giravi su te stessa senza mollarmi e ti avventavi su di me, così io, ancor prima di riavermi dalla sorpresa, mi ritrovavo schienato e con te sopra, già pronta ad immobilizzarmi.
Ma la tua vera passione era la lotta a terra.
Anche nella lotta a terra c’erano delle tecniche, e tu le mettevi in pratica, ma era evidente che la componente erotica dello scontro prevaleva nettamente sulla componente atletica.
Appena messo giù, io ovviamente tentavo di girarmi per non essere schienato, e qui cominciava il tuo gioco…
Mi passavi un braccio sotto l’ascella e lo ricongiungevi con l’altro sulla mia testa… in tal modo avevi una leva per rivoltarmi, ed in genere funzionava, perché, aiutandoti con il peso del tuo corpo, mi facevi ruotare e rischiavo di ritrovarmi sulla schiena.
Spesso però riuscivo a parare il colpo puntando un piede e subito mi rigiravo, evitando di essere schienato.
Ma la cosa non ti dispiaceva, anzi, ti forniva l’occasione di ritentare… mi passavi le braccia sotto il petto e mi afferravi per le spalle, di nuovo mi rigiravi… e di nuovo mi venivi sopra con tutto il tuo peso.
A quel punto potevo tentare solo di fare un ponte.
Ed il ponte era proprio quello che volevi… con un bel sorriso soddisfatto mi passavi le braccia sotto le spalle e le sollevavi… poi portavi il peso sul mio petto, ed il ponte crollava…
Mi contavi fino a 10, e poi con il tuo solito sorriso irridente restavi inginocchiata al mio fianco a guardarmi negli occhi, mentre io mi riprendevo dalla fatica inutile di resisterti.
“Amore, a quanto pare i tuoi ponti non sono fatti per durare…”.
Se l’atterramento era questione soprattutto di tecnica e di abilità, nella lotta a terra entrava maggiormente in gioco il fattore psicologico del dominio sull’avversario.
E tu, che godevi a dominare, non certo ad essere dominata, eri letteralmente affascinata dalla prospettiva di bloccarmi a terra, di tenermi immobilizzato nelle tue grinfie.
Proiettarmi in aria ed atterrarmi ti dava già il senso del potere su di me, ma bloccare i miei movimenti, tenermi costretto sotto di te, nonostante i miei sforzi disperati, ti dava qualcosa in più.
Significava che tu, usando il tuo corpo, con le sole mani, eri in grado di imprigionarmi, di ridurmi all’impotenza togliendomi la libertà di movimento.
In pratica era come ridurmi ad uno stato di schiavitù, ed infatti era così che mi sentivo, come un tuo prigioniero catturato e fatto schiavo…
Quando riuscivi ad atterrarmi ed iniziavano le tue manovre per schienarmi e per immobilizzarmi, avevi un’evidente espressione di godimento stampata in faccia, eri tutta concentrata nella lotta, ma al tempo stesso eri molto eccitata perché mi tenevi in pugno.
Eri diventata brava anche ad usare il tuo peso per schiacciarmi ed impedirmi ogni movimento..
Fra di noi c’erano quasi 10 chili di differenza in mio favore, ma tu avevi capito come usare il tuo corpo per farlo gravare per intero su di me.
Dopo avermi atterrato ti allungavi tutta su di me… mi tenevi bloccate le gambe tenendole divaricate con i piedi, ed in tal modo non potevo usarle in nessun modo, né per puntellarmi per un ponte, né per altro… mi tenevi bloccate le braccia dai polsi tenendole allungate sulla mia testa, ed in tal modo erano inutilizzabili anche le braccia…
In quella posizione tutto il tuo peso gravava su di me, mentre io non potevo fare alcun movimento di braccia o di gambe… in più, con la consueta malizia, le tette erano a contatto con la mia faccia e sapientemente me le sfregavi contro… così il tuo seno non mi impediva di respirare, ma mi distraeva, mi ostacolava…
In realtà, anche se combattevamo con le regole della lotta, spesso mettevi in opera qualche malizia, lo facevi per distrarmi, per impedirmi di concentrarmi mentre mi attaccavi e cercavi la posizione migliore per schienarmi…
Certe volte, afferrandomi dall’inguine per rovesciarmi, come per caso mi toccavi anche il cazzo, e la cosa avveniva sempre con una certa delicatezza, con l’effetto di causarmi un fremito di piacere nel momento per me meno opportuno…
Altre volte, se eri in vantaggio e mi stavi sopra, cambiando di posizione, sempre casualmente capitava che la tua passera si trovasse esattamente sulla mia faccia, a contatto con la bocca… oppure, sempre casualmente, mi trovavo con la faccia sepolta fra le tue tette…
Queste cose avvenivano sempre per caso, non erano studiate né volute… almeno a sentire te…“Ooops… scusa, non volevo… ooops… scusa, non l’ho fatto apposta…”
Atterrarmi era per te era solo il preludio della fase più eccitante di un combattimento… quella in cui mi avresti schienato ed immobilizzato con un sensuale corpo a corpo.
La fase che poi ti regalava le soddisfazioni migliori con le tue pose vittoriose su di me sconfitto ed ai tuoi piedi…
Una volta che tu fossi riuscita ad atterrarmi io potevo giocare solo in difesa.
Ti vedevo eccitata e tutta concentrata per sottomettermi, ero affascinato ed incapace di passare all’attacco, mentre le provavi tutte per mettermi nella posizione che preferivi… cioè con le spalle e la schiena a terra e te sopra che mi impedivi di liberarmi…
Questa situazione si presentava spesso, anche con varianti… ma l’elemento comune era che ci godevi a tenermi imprigionato sotto di te.
Certe volte mi sembrava che tu non avessi nessuna fretta di schienarmi, perché avresti potuto farlo, ma preferivi cambiare posizione, magari per prendermi da un’altra angolazione, e nel frattempo sentivo sempre il tuo corpo eccitato ed eccitante su di me…,
Poi, quando decidevi di farla finita, mi immobilizzavi e mi contavi, mi guardavi negli occhi trionfante mentre io mi sforzavo di sollevare le spalle, impedito dal tuo peso e dalle tue prese…
E se io, dopo, ti chiedevo perché mi avevi risparmiato, perché avevi aspettato tanto a contarmi, mi guardavi felice, ed accarezzandomi teneramente mi dicevi: “ Ho aspettato per darti il tempo e la possibilità di provare a liberarti… dovresti essermi grato…”
“Andiamo, non prendermi in giro… sai molto bene che una volta che mi hai intrappolato, non posso più liberarmi dalla tua presa…”
E tu, con un sorriso fintamente timido, mi confessavi candidamente quello che già sapevo perfettamente…
“Ma, amore… lo sai che mi piace troppo tenerti sotto, specialmente quando entrambi sappiamo che non puoi più sfuggirmi…”
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Old 21-Apr-22, 16:19
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Default Re: Amore e wrestling

CAMBIAMENTI
Da quando avevamo iniziato a lottare regolarmente, il nostro rapporto era cambiato.
Era inevitabile che succedesse, dopo avere introdotto nella nostra relazione un elemento come la lotta con tutte le sue implicazioni psicologiche ed emotive.
La lotta ci eccitava, ci saturava di adrenalina, sprigionava una fortissima carica erotica che sfogavamo in scopate meravigliose e spesso selvagge dopo un combattimento.
Ma le lotte terminavano sempre con una sottomissione, quindi uno di noi due (più spesso io) era costretto alla resa, cioè doveva arrendersi e sottostare al dominio del vincitore.
E questo avveniva tramite immobilizzazione e conteggio, oppure con una presa dolorosa o pericolosa a cui non si potesse resistere.
In ogni caso il perdente, costretto a sottomettersi al vincitore, non solo subiva una sconfitta sul piano fisico, ma era anche sottoposto ad una forma di costrizione per mano dell’altro, e questo comportava inevitabilmente contraccolpi di natura psicologica.
Avevo notato che tu, prima di un combattimento, eri sempre impaziente, non vedevi l’ora di cominciare, e mi tornavano in mente le tue parole e la tua espressione determinata di quando avevamo deciso di fare la lotta.
(“… abbiamo deciso di farlo… allora diamoci da fare… non vedo l’ora di metterti le mani addosso…”.).
Ogni volta, prima di un match, eri fremente ed impaziente, e ti si leggeva in faccia l’eccitazione all’idea che stavi per mettermi nuovamente le mani addosso.
Anche io ero eccitato pensando all’imminente scontro fisico con te, al contatto con il tuo corpo, ma ero preso soprattutto da un’aspettativa di natura erotica, mentre tu fremevi per avermi nelle tue grinfie, per sottomettermi ed avermi in tuo potere.
La tua espressione mi preoccupava ed al tempo stesso mi faceva correre un brivido per la schiena.
Quando perdevi eri semplicemente incazzata e diventavi una belva perché non ci stavi assolutamente a perdere, volevi immediatamente la rivincita, e non eri contenta fino a quando non riuscivi a battermi.
Invece quello che ti succedeva quando vincevi era più complesso e difficile da decifrare.
Era evidente la soddisfazione, l’orgoglio della lottatrice vittoriosa, in piedi e trionfante sull’avversario maschio sconfitto ed umiliato, ancora disteso a terra, ansimante e dolorante.
Mentre io poco alla volta mi riprendevo, specialmente se mi avevi sottomesso con un soffocamento o con uno strangolamento, tu mi guardavi dall’alto, sorridente e soddisfatta.
“Come va, tesoro? Tutto bene?”.
Mi chiedevi se stessi bene, se fosse tutto ok, ma non eri veramente preoccupata, la tua era una sollecitudine da sportiva, era fairplay fra lottatori, ma era chiaro che se avessimo ricominciato a lottare saresti tornata la combattente accanita e spietata di prima, non ti saresti fatto nessuno scrupolo di soffocarmi o strangolarmi di nuovo…
Inoltre non godevi solo della vittoria, ma si percepiva in te una soddisfazione più intima, una gioia ed un godimento più profondi, derivanti dalla sensazione di dominio e dalla consapevolezza dell’umiliazione che mi avevi inflitto.
Questa sensazione di superiorità nella lotta ti eccitava e godevi nel farmela pesare senza alcun riguardo… era qualcosa di uguale e contrario al mio intimo godimento per essere stato sopraffatto dalla lottatrice dei miei sogni e delle mie fantasie…
“Tesoro, che ne pensi, la mia superiorità nella lotta sta diventando imbarazzante, non trovi?”
Spesso poi il tuo godimento andava anche oltre l’orgoglio della vittoria… in preda all’eccitazione e ancora satura dell’adrenalina del combattimento, ti sfogavi sessualmente su di me che, ancora impotente ed indifeso nelle tue mani, in quei momenti ero solo uno strumento inerme del tuo piacere…
Mi obbligavi a leccarti la fica, oppure mi strusciavi in faccia le tue parti intime sudate e bagnate per l’eccitazione, facendomi sentire il loro acre odore ed il loro aspro sapore…
Poi… dopo… mi chiedevi di perdonarti.
“Amore perdonami, ti ho costretto a fare una cosa che piace moltissimo anche a te, e so che tu l’avresti fatto comunque se te lo avessi semplicemente chiesto… ma… capisci… per me è eccitante costringerti a farlo… importi la mia volontà è qualcosa di esaltante che non ti so descrivere…”.
E c’era ancora dell’altro… quando mi dominavi e vedevi ben visibile la mia eccitazione, oltre l’orgoglio della lottatrice vittoriosa veniva a galla l’orgoglio femminile, l’orgoglio della donna fiera dell’effetto che produce sul suo uomo…
“Oh, amore… è bello vedere il tuo cazzo duro, e sapere che è così per me e per quello che ti faccio…”
Io invece sapevo esattamente cosa mi succedeva quando mi sottomettevi.
Provavo un misto di eccitazione e di umiliazione, e non ero in grado di distinguere quale fosse la sensazione prevalente.
Ti vedevo sopra di me in posizione dominante: mi avevi immobilizzato e non ero più in grado di liberarmi dalla tua presa, oppure mi avevi applicato una delle tue tremende forbici alla testa con la faccia schiacciata contro le tue parti intime ed il collo intrappolato e compresso fra le tue cosce potenti, ed allora non potevo resistere alla pressione ed alla difficoltà di respirazione.
Peggio ancora quando mi bloccavi dalle spalle e mi applicavi la tua spaventosa presa di strangolamento…
In quei momenti avvertivo tutta la mia inferiorità nei tuoi confronti, e provavo un profondo senso di umiliazione.
Mi avevi sconfitto alla lotta, mi avevi immobilizzato, ero inerme ed indifeso in tuo potere, sopraffatto dalla tua abilità, minacciavi di soffocarmi o di strangolarmi… ormai ero la tua preda, avrei potuto liberarmi o anche solo respirare solamente se tu me lo avessi permesso… altrimenti…
Ma altre volte in me prevaleva un senso di eccitazione.
Pur cercando di sottrarmi alle tue prese, pur cercando di evitare di sottomettermi e supplicarti di liberarmi, intimamente ero turbato dalla tua vista.
Specialmente quando, vittoriosa e trionfante, ti sedevi sulla mia faccia e mi mozzavi il respiro coprendomi le vie respiratorie, ma mi lasciavi liberi gli occhi e mi ordinavi di guardarti con un tono perentorio che non ammetteva repliche.
Lo facevi di proposito, in modo che io, immobilizzato e soffocato sotto di te, potessi guardarti dal basso.
In modo che io potessi vedere incombere sopra di me il tuo seno seducente ed il tuo volto raggiante di soddisfazione.
Ti guardavo ammirato mentre, ansante per l’eccitazione, sfogavi la tua libidine accarezzandoti e premendoti il seno senza mai distogliere lo sguardo dai miei occhi.
In quei momenti emanavi un fascino incredibile, al quale ero incapace di resistere… in quei momenti avresti potuto farmi qualunque cosa… ne sarei stato felice…
Per fortuna, anche dopo momenti come quello, poco alla volta cambiavi atteggiamento.
Forse perché mi avevi visto intimorito seriamente, o forse perché l’adrenalina del combattimento stava svanendo, tornavi in te, ridiventavi una donna innamorata…
Mi liberavi dalla stretta e ti accucciavi contro di me, masturbandomi dolcemente, con amore, mentre io mi riprendevo, ancora ansimante…
“Ti prego amore, perdonami… lo so che ti chiedo sempre perdono dopo averti strapazzato, e che ti strapazzerò di nuovo e di nuovo ti chiederò di perdonarmi… ormai lo sappiamo che fra di noi le cose vanno così, ma io non smetto di amarti quando ti metto sotto o ti soffoco, perfino quando minaccio di strangolarti…”
Ti osservavo mentre eri china su di me e mi sfioravi delicatamente il cazzo… mi guardavi intensamente negli occhi per cogliere i miei fremiti di eccitazione.
Facevi lo stesso quando mi sottomettevi e mi fissavi per spiare le mie reazioni, per vedere la paura nei miei occhi sotto l’effetto delle tue prese crudeli.
Stavolta invece volevi vedere le mie reazioni ai tuoi gesti affettuosi.
Ma, nell’uno e nell’altro caso, c’era sempre in te l’esigenza di verificare con i tuoi occhi l’effetto che facevi su di me, volevi vedere in presa diretta come reagivo a quello che mi stavi facendo, nel bene e nel male.
“Tesoro, guardami, lo so che certe volte mi comporto come se fossi la tua aguzzina… ma sono sempre io, la tua donna innamorata… lo sai vero?”.
“Lo so, ma non sempre ti capisco. Capisco la tua aggressività nella foga della lotta, e capisco la tua soddisfazione quando mi sconfiggi e ti godi la vittoria… ma certe volte diventi veramente cattiva… mi dici delle cose da accapponare la pelle… so bene che non mi ammazzi quando sono inerme nelle tue mani, ma perché senti il bisogno di dirmi che se volessi potresti farlo, e non è detto che non lo farai…?”

“Non lo so, tesoro, non me lo so spiegare… in quei momenti non vedo in te l’uomo che amo… vedo solo un avversario che ho appena sconfitto… vedo una mia vittima, mi sento come una predatrice che ha catturato la sua preda…”
In realtà capivo bene la tua psicologia, era l’esaltazione che ti dava il potere che esercitavi su di me, sul tuo avversario, dopo avermi sottomesso.
Ma tu andavi oltre, specie quando mi portavi alle soglie dell’asfissia soffocandomi con le parti intime o con le tette, oppure con una presa di strangolamento… eri soddisfatta solo quando percepivi in me un principio di disperazione, un principio di terrore, e te lo dissi.
“Non lo so, non ti so dire con sicurezza… sento che mi piace portarti al limite della tua resistenza fino a metterti veramente paura… ammetto che vederti terrorizzato con la consapevolezza che la tua vita è nelle mie mani mi esalta…”.

Anche mentre mi dicevi quelle cose mettevi paura… “Ma… allora sei proprio una sadica…”.
“No, amore, non sono una sadica… non ti ho mai fatto veramente del male, e sai bene che non potrei mai fartene…”.
“E, allora?”.
“Non so, ma il pensiero che se volessi potrei farti del male mi eccita terribilmente… poi dopo un po' mi passa, e sotto di me non vedo più la mia vittima, non ho più una preda fra le grinfie, mi ritrovo fra le braccia l’uomo della mia vita e mi dispiace per quello che ti ho appena fatto…. Non devi volermene, mi succede così quando ti batto, lo sai…”

Sì, lo sapevo… ti adoravo proprio per questo…
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Old 28-Apr-22, 07:13
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Default Re: Amore e wrestling

DOMINATRICE
Man mano che prendevi coscienza della tua forza, vennero fuori lati della tua personalità, che di sicuro prima non conoscevi nemmeno tu.
Dopo avermi atterrato ed immobilizzato ti piaceva prendermi in giro e provocarmi.
Per la verità anche io, all’inizio, quando vincevo un combattimento e ti immobilizzavo, ti prendevo in giro e ti provocavo, ma poi avevo smesso di farlo, perché su di te aveva un effetto controproducente.
Se eri già frustrata perché eri stata sconfitta, ed io ti prendevo anche in giro, allora ti arrabbiavi sul serio, diventavi furiosa e poi, quando avevi occasione di rendermi la pariglia, la tua vendetta era feroce… cosicché alla fine, quando vincevo io, preferivo piuttosto rabbonirti facendoti sentire il mio affetto con baci e carezze, che tu per lo più rifiutavi…
In genere, nelle situazioni in cui ero sotto il tuo dominio, la tua faccia era vicinissima alla mia, se non a contatto, e potevi sussurrarmi o parlarmi piano direttamente in un orecchio… l’effetto di quelle parole mormorate era amplificato, perché mi avevi battuto, ero in tuo potere, e sussurrarmi in un orecchio mentre mi tenevi inchiodato dava maggiore risalto a quello che mi dicevi.
Quando eri in posizione di supremazia, ti veniva spontaneo e ti eccitava moltissimo tenere atteggiamenti da dominatrice.
Questo tuo atteggiamento era poi sapientemente amplificato dalle cose che mi dicevi mentre ero sottoposto al tuo potere.
“GUARDAMI!!! Guardami bene negli occhi!!! Sono IO che ti sto sopra e ti tengo inchiodato a terra, voglio leggere nei tuoi occhi che sei consapevole di essere dominato da ME, che sei in MIO potere, e tu sei solo la MIA vittima, la MIA preda….”

Eri bravissima ad acuire il senso di soggezione che provavo in quei momenti.
“Perché mi fai questo…? Perché mi dici queste cose tremende…?”
Ma continuavi a tenermi in scacco… in quel momento ci godevi troppo, oppure eri ancora troppo eccitata dalla lotta…
“Stai zitto!!!” mi intimavi… “Non sono ancora sicura che non ti strangolerò fino ad ammazzarti!!!” …
oppure… “Finora non ti ho soffocato sul serio…ma posso sempre farlo… voglio vedere la tua faccia diventare viola…”
Non volevi né strangolarmi né soffocarmi a morte, ma volevi che io fossi ben consapevole che avresti potuto farlo se solo avessi voluto, che eri perfettamente in grado di farlo, e che io ero completamente in tuo potere, una tua vittima, e non avrei potuto fare altro che subire la mia sorte…
Altre volte il tuo atteggiamento da dominatrice si esprimeva in maniera diversa, senza parlare, godendoti silenziosamente la superiorità che avevi acquisito nella lotta.
Mi atterravi facilmente, anche con un semplice sgambetto, e subito mi bloccavi a terra, mi allungavi le braccia ai lati della testa, e ti sedevi sul collo a gambe larghe. Io ero inchiodato giù, con le braccia inutilizzabili, e la pressione del tuo cavallo sulla gola mi rendeva difficoltosa la respirazione …
Qui cominciava il tuo godimento…
Mi guardavi tutta intenta e concentrata, seria, senza sorridere, e ti piegavi leggermente all’indietro, frugandomi negli slip, mi stuzzicavi osservando le mie reazioni, mentre io, in difficoltà e provocato sessualmente, ero in confusione…
Ogni tanto ti sollevavi leggermente e mi sfregavi il pube contro il mento, continuando a masturbarmi delicatamente, e ti accarezzavi e ti premevi il seno, segno che cominciavi ad eccitarti.
Poi, dopo un po', guardandomi sempre più intensamente negli occhi, ti slacciavi il reggiseno e mi coprivi la bocca con la fica, continuando a premerti le tette.
Ogni tanto ti sollevavi e subito ti calavi, ansando con la bocca leggermente aperta, quando mi sentivi riprendere fiato, e mi tappavi la bocca, soffocandomi di nuovo.
Era evidente che ti eccitava particolarmente il mio ansimare dopo qualche secondo di asfissia, e soprattutto godevi a tapparmi subito la bocca soffocando immediatamente anche il mio ansimare… e se in quel momento io chiudevo gli occhi, tu me li aprivi … dovevo vedere chi era che mi faceva quel trattamento…
Andavi avanti così per qualche tempo, accarezzandoti anche la fica premuta sulla mia faccia, poi arrivava il momento in cui ti spogliavi completamente… naturalmente l’operazione avveniva mentre io dovevo restare disteso ad ammirarti mentre ti sfilavi le mutandine, a gambe larghe su di me…
A questo punto eri eccitatissima, e volevi godere, ma il tuo godimento non te lo prendevi scopandomi, mi intrappolavi la testa in forbice, incrociando le gambe in una figura 4, la bocca a stretto contatto con la fica, e continuando ad accarezzarti le tette…
Sapevo già come si sarebbero svolte le operazioni…
Dapprima ti assicuravi con una forte stretta che io non allontanassi la bocca dalla fica, e soprattutto che io iniziassi a lavorare di lingua, poi ti abbandonavi languida alle sensazioni di piacere acuto che il tuo dominio su di me ti procurava…
Dopo, placatisi i brividi e le contrazioni del tuo corpo, anche il tuo viso si distendeva in un sorriso che diventava sempre più dolce e carezzevole…
La predatrice era andata via, era tornata la donna innamorata
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PROVOCAZIONI
Certe volte, quando eri più rilassata, dopo avermi costretto alla sottomissione, continuavi a tenermi in tuo potere, ma con prese più lente, senza infierire, unicamente per prolungare il godimento.
E mi parlavi un po' con affetto, un po' con ironia….
“Come va amore? Non ti ho fatto troppo male, vero?”.
Nel frattempo però continuavi a tenermi intrappolato, e con una mano mi cercavi il cazzo…
“Che c’è amore? Ti sento teso… ma ora non ne hai motivo, il combattimento è finito… come vedi non ti soffoco e non ti stritolo… ti sto solo accarezzando…”
“E allora perché mi tieni ancora intrappolato?”
“Ma lo sai bene, tesoro, la lotta è appena finita e sono ancora eccitata… adoro rilassarmi guardandoti mentre sei ancora in mio potere, e poi so che piace anche a te… lo sento…”
Dovevo ammetterlo, avevi ragione, vederti sopra di me mi turbava, e le tue carezze maliziose mi facevano fremere…sentivo crescere l’erezione… e con la mia erezione cresceva la tua soddisfazione…
Talvolta, quando eri in vantaggio e pregustavi la vittoria, diventavi beffarda e provocante…
“Amore, sei in trappola… fra poco sei finito… hai visto che sono più brava di te…? Che sono capace di immobilizzarti come e quando voglio…?”.
Oppure, dopo avermi battuto, eri in piedi in posa vittoriosa a gambe larghe su di me sdraiato ai tuoi piedi, e mi chiedevi… “Tesoro, sono qui, c’è qualcosa che desideri… qualcos’altro che posso fare per te?”.
Mi stuzzicavi e mi provocavi, facendoti ammirare, girandoti e rigirandoti mentre ti slacciavi il reggiseno…
“Amore, ti piaccio? Come mi vedi dal basso? Sono più bella di fronte, di profilo, o di spalle? Ti eccita di più la vista del mio seno o del mio culo?”
Io ti guardavo estasiato…
“Che adorabile canaglia che sei!”
Fingevi di essere offesa, e mi puntavi un piede sul petto…
“Che hai detto? Come ti permetti?”
Ma sorridevi… e se non mi affrettavo a farti un complimento spingevi il piede fin sul collo e premevi leggermente… così io ti dicevo che eri meravigliosa… ma non lo dicevo per compiacerti, perché quando mi sovrastavi in quella posa eri conturbante, mi correva un brivido nella schiena, e tu non mancavi di notare il mio turbamento.
La tua eccitazione derivava dalla situazione: mi avevi battuto, stavi in piedi sopra di me e mi dominavi, sapevi di essere affascinante ed irresistibile ai miei occhi, e volevi sentirtelo dire proprio nella mia condizione del momento.
I miei complimenti in situazioni normali ti facevano sempre piacere, ma riceverne quando ero in uno stato di sottomissione, uno stato in cui mi ci avevi messo tu con le tue mani, era per te esaltante al massimo grado, perché percepivi il mio turbamento e l’assoluta sincerità delle mie parole.
Altre volte invece i complimenti non li chiedevi, ma li pretendevi, specie se mi tenevi sotto scacco e mi soffocavi seduta sulla mia faccia, lasciandomi liberi solo gli occhi per essere guardata.
“Tesoro, mi ami? Ti piaccio sempre? Perché non mi dici che sono bella?”.
In quei frangenti ero impedito a parlare e dalla mia bocca uscivano solo suoni soffocati… ma questo ti piaceva… ti eccitava… e continuavi a provocarmi, esigendo da me dei complimenti che non ero in grado di farti…
Ricordo bene una volta… ti eri sistemata in facesitting inverso, io non vedevo nulla e non ero in grado di respirare, e tu…
“Tesoro, non trovi romantico tutto questo…? Io sì… tanto…”.
Ti piaceva moltissimo darmi dei lunghi baci sensuali mentre eravamo faccia a faccia, tenendomi inchiodato a terra fra le tue braccia con una presa ferrea al collo…
“Amore mio… non mi sazierei mai di baciarti…”
E come ti esaltavi quando ero intrappolato fra le tue cosce con una forbice alla testa e la bocca schiacciata contro l’inguine, e mi guardavi provocante mentre ficcavi una mano nel mio costume…
“Oooh… ma che abbiamo qui…”.
Se eri riuscita ad afferrarmi da dietro e mi avevi applicato una presa di strangolamento, prima di finirmi liberavi una mano e con quella mi cercavi il cazzo per verificare l’effetto della presa su di me, e se non lo trovavi abbastanza duro…
“Ahi ahi, amore, non andiamo bene… una volta ti eccitava essere strangolato da me… Devo offendermi…?”
…e stringevi di più la presa…
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NUDI
“Tesoro, non combattiamo mai nudi, ti va di provare?”
Di solito lottavamo con un indumento, poi tu ogni tanto, più che altro per provocarmi, ti slacciavi il reggiseno, ma solo raramente l’abbiamo fatto nudi.
Forse per essere meglio concentrati nella lotta, non lo so, fatto sta che entrambi preferivamo affrontarci con qualcosa addosso.
Non so come mai mi avevi fatto quella proposta… probabilmente avevi già in mente qualcosa.…
Quando ti vidi di fronte a me, tutta nuda e con un atteggiamento aggressivo ed apertamente provocante, mi sentii imbarazzato ed intimidito, avvertivo che la situazione ti dava un notevole vantaggio su di me, perché subivo il tuo fascino.
Provai a scherzarci su…
“Amore, mi raccomando… stai attenta a non farmi male… ora che sono completamente nudo le mie parti intime sono più vulnerabili…”.
Mi rispondesti a tono sullo scherzo, ma nelle tue parole si avvertiva un sottofondo di minaccia.
“Tesoro, non devi preoccuparti… ti pare che io voglia farti del male proprio lì…? Sarebbe come darmi la zappa sui piedi…sarei una masochista… e come tu ben sai non lo sono per niente… anzi, sono proprio l’opposto…”.
Il combattimento non durò a lungo… ero troppo distratto dalla tua nudità, e temevo che tu anche involontariamente potessi farmi male con un colpo od un urto accidentale sui testicoli…
Tu invece eri perfettamente a tuo agio, ed approfittasti senza scrupoli del mio imbarazzo, ben presto mi atterrasti e mi immobilizzasti sedendoti a cavalcioni sul mio petto e bloccandomi i polsi a terra.
“Visto che ti ho messo giù e non ti ho fatto alcun male? Sono stata attenta… come vedi non ci sono pericoli a lottare nudi… ora ti conto… tu però devi impegnarti di più, altrimenti non c’è soddisfazione a batterti… dai, combatti, resisti almeno al conteggio… prova a scalzarmi…”.
Mi ero rinfrancato e tranquillizzato e ce la misi tutta per non farmi immobilizzare definitivamente… iniziasti il conteggio, ma non arrivavi mai a 10 perché riuscivo a spostarti, cosicché dovevi ogni volta riprendere la posizione di bloccaggio e ripartire con il conteggio.
Dopo una serie di tentativi andati a vuoto, decidesti che era ora di finirla… e lo facesti a modo tuo…
“Bravo, ce la stai mettendo tutta! Vedo che non riesco a contarti fino a 10… allora cambio metodo… non ti dispiace, vero?”.
Prima che potessi raccapezzarmi, prima che potessi difendermi, mi facesti subito capire quale era il tuo nuovo metodo, che poi non era per niente nuovo...
Ti spostasti in avanti e mi copristi la faccia con il pube, lasciandomi liberi solo gli occhi perché io potessi vedere il tuo sguardo minaccioso, e di nuovo mi bloccasti i polsi a terra.
Non so se la tua intenzione fosse di soffocarmi e costringermi alla resa, ma in quel modo, agitando la testa, anche se con difficoltà, ero in grado di respirare ed anche di sollevare le spalle da terra.
Un sorriso sinistro comparve sul tuo viso…
“Ah, è così? Proprio non vuoi cedere… ed allora vediamo adesso…”
Con la fica sempre premuta sulla mia faccia, ti sollevasti con il busto eretto e piegandoti leggermente all’indietro con una mano mi afferrasti il cazzo… contemporaneamente con l’altra mano mi afferrasti la nuca e la tirasti a te…
La scena mi trasmetteva un senso di dominazione femminile intensissimo.
Tutta nuda mi tenevi bloccato sotto di te con la faccia saldamente schiacciata contro il pube, facendomi percepire tutto l’odore e il sapore della fica, e contemporaneamente tenevi ghermito il mio cazzo come un ostaggio nelle tue mani.
Sentivo in pieno tutto il tuo potere su di me, non potevo resistere oltre all’opprimente sensazione di sottomissione che provavo in quel momento…
Cominciai a mugolare disperatamente… tappai furiosamente con i piedi, e mi guardasti soddisfatta, ma senza spostarti dalla tua posizione… non avevi ancora finito…
Ti sollevasti leggermente… quel tanto che mi consentisse di respirare liberamente… e mi parlasti con tono di comando che non ammetteva la possibilità di un rifiuto, dando una leggera strizzata all’ostaggio nella tua mano…
“Tesoro, la lotta mi ha eccitata… ora voglio soddisfazione… voglio che mi lecchi… che mi lecchi fino a farmi venire… tanto a te piace, lo so… e se per caso tu non ne avessi voglia ho fra le mani il modo per convincerti…”.
La strizzatina era stata un messaggio chiaro e convincente… feci quello che volevi, e lo feci con amore e con passione, anche se mi ci avevi costretto… leccarti era una delle cose che desideravo di più al mondo…
Dopo poco iniziasti ad ansimare mentre eri in preda agli spasimi di un piacere acuto, e vibravi e ti contorcevi tutta sopra di me…
Infine ti rilassasti sorridendo serena e soddisfatta, il mio cazzo era ancora fra le tue mani, ma ora lo sfioravi delicatamente, eri sempre seduta sulla mia faccia, ma in modo da lasciarmi respirare liberamente, e mi guardavi languida accarezzandomi il viso…
“Amore… sei stato meraviglioso, l’hai fatto con dedizione, come se non ti avessi costretto… Ma davvero prima ti ho messo tanta paura? Hai creduto davvero che volessi farti male… che scioccone…”.
“Non so… adesso riflettendoci su mi sembra impossibile che tu volessi farmi male… ma un momento fa mi hai messo paura… avevi una faccia… se io facessi lo stesso a te anche tu avresti paura…”.
“Oh, ma tu non puoi fare lo stesso a me… la dominatrice sono io… tu sei la mia preda…”
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UNA LUNGA LOTTA
Avevamo lottato, e mi avevi battuto.
Era stato un combattimento lungo, estenuante, nessuno dei due riusciva a sopraffare l’altro, tu eri più brava nelle tecniche di lotta, ma anche io ero migliorato con la pratica.
Alla fine fu la tua superiore resistenza ad avere la meglio.
Più volte ero riuscito ad atterrarti, ed anche tu molte volte mi avevi messo giù, ma entrambi riuscivamo in qualche modo a sgusciare alle prese, e nessuno dei due era in grado di immobilizzare l’altro.
Non so quanto tempo durò il combattimento, ma ad un certo punto le forze vennero meno, facevo sempre più fatica a sottrarmi ai tuoi continui ed insistenti tentativi di tenermi inchiodato giù.
Purtroppo per me anche tu l’avevi capito, ed infatti i tuoi sforzi aumentarono di intensità, proprio mentre la mia difesa si indeboliva… ogni volta che a fatica riuscivo a rialzarmi mi incalzavi senza tregua e di nuovo mi sbattevi giù sforzandoti di stringere le prese con forza crescente…
Eri implacabile… sentivi la vittoria in pugno e mi impedivi di rifiatare…
Alla fine mi bloccasti definitivamente con l’ennesima forbice alla testa.
Non avevo fatto in tempo ad insinuare un braccio fra le tue cosce per impedirti di serrare la presa, e mi avevi intrappolato la testa con la faccia a stretto contatto con l’inguine.
“Ah, finalmente ti ho preso!!! Ora non mi scappi più…”
Non avevo più la forza di resistere alla pressione crescente delle tue cosce potenti.
Intuisti che ero alla fine, il tuo viso si rilassò in un sorriso di esultanza.
“Ci siamo, tesoro! Sei finito! Ora puoi solo arrenderti…”
Ero sfinito, non ce la facevo più… mi arresi…
Avevi vinto, ma era stata dura anche per te, il combattimento era durato a lungo, molto più a lungo delle altre volte, ed anche dopo che tu avevi cominciato lentamente a prendere il sopravvento, la mia resistenza era stata lunga e tenace.
Eri stanca anche tu, madida di sudore, e dopo avere allentato la presa ti mettesti seduta a cavalcioni sul mio petto, dove rimanesti un bel po' per riprenderti dalla fatica.
Al contrario di altre volte non sorridevi trionfante, non mi deridevi né mi provocavi, ma mi guardavi con nuovi occhi, avrei detto addirittura con rispetto.
“Amore, è da un po' che abbiamo iniziato a lottare, siamo diventati bravi tutti e due, è sempre più difficile che uno di noi riesca a vincere. Oggi ti ho battuto, ma non era scontato, potevi anche vincere tu, e comunque il combattimento diventa sempre più lungo…”
“Sì, è vero, ma alla fine anche oggi ti sei dimostrata superiore, ero stremato, non ero più in grado di sottrarmi alle tue prese…”
“Sì amore, lo so… ma anche io ero al limite… se tu fossi riuscito a resistere ancora un po' mi sarei dovuta fermare per mancanza di forze…”.

Pensando a come eravamo diventati bravi, quasi degli esperti, ripensai alle prime volte che ci eravamo affrontati…
“Ricordi i primi tentativi… ricordi come eravamo imbranati e non sapevamo cosa fare?”
Un sorriso illuminò il tuo volto, ti dimenasti lentamente e languidamente su di me al ricordo delle nostre prime lotte, quando eravamo impacciati e carichi di aspettative…
“Certo che me lo ricordo… eravamo proprio buffi, se penso che adesso sembriamo quasi due lottatori veri… eppure era così emozionante… la prima volta che sono riuscita ad immobilizzarti resterà impressa per sempre nella mia memoria… ero tutta un fremito sentendo che ti tenevo in pugno… vedevo come ti dibattevi freneticamente ma non riuscivi a liberarti… sentivo le tue contorsioni impotenti mentre ti tenevo inchiodato sotto di me… e, quando alla fine ti sei arreso, distrutto ed umiliato, ho capito il potere che avevo su di te, e la soddisfazione è stata enorme…”.
“Eh, sì, quella prima volta me la ricordo bene anche io… e non per gli stessi motivi… non volevo certo farti vincere, per me era frustrante trovarmi immobilizzato sotto di te, e non riuscire in nessun modo a liberarmi… percepire la tua eccitazione mentre mi stavi dominando… e poi, quando non ce l’ho fatta più, e mi sono arreso, ho dovuto anche vedere la tua felicità, il tuo orgoglio, la tua soddisfazione per avermi sopraffatto ed umiliato…”
Avevamo fatto un tuffo nel passato, ed era stato emozionante, ma ora avevi uno sguardo pensieroso e mi guardavi distrattamente, non capivo a cosa stessi pensando…
“Sai amore, le prime volte è stata una cosa fantastica, indimenticabile, non sapevamo bene cosa fare, ma avevamo capito che lottare era tremendamente eccitante, e non importava come lo facessimo, contava solo essere avvinghiati l’uno all’altra… naturalmente io ci tenevo terribilmente a vincere, era una soddisfazione ed un godimento enorme atterrarti, ed obbligarti a sottometterti… soprattutto quando opponevi una forte resistenza…”
Facesti una pausa pensierosa, poi…
“Ora invece è cambiato tutto… ora sono più concentrata sulla tattica di lotta… mentre siamo avvinghiati rifletto a come fare per sfuggire ad una tua presa, oppure al sistema migliore per intrappolarti...”
“Vuoi dire che ti piaceva di più prima, quando eravamo imbranati e ci bastava il contatto fisico della lotta per eccitarci…?”
“No. Non mi fraintendere, non rimpiango affatto le prime volte. Quella situazione aveva un suo fascino particolare, diverso, era il fascino della novità, ma quella fase ormai è superata… ora lottiamo in maniera più consapevole… meno istintiva…”
“Amore, mi preoccupi… non dirmi che non ti eccita più lottare con me…?”
“Ma no! Non volevo dire questo, stupido! Fare dei corpo a corpo con te e sottometterti è sempre eccitante… solo che adesso avviene in modo diverso… ”
“E allora come mai adesso che mi hai battuto e mi stai sopra non ti vedo eccitata e vogliosa di scoparmi come le altre volte?”
“No. Non è così… Anche adesso sono eccitata ed ho voglia di scoparti... ma sono esausta e devo riposarmi, e mentre ti stavo sopra per riprendere le forze ho iniziato mio malgrado a riflettere…”
Non riuscivo a capire, ero preoccupato… ti vedevo sopra di me, ma non riconoscevo la donna che mi piaceva tanto, quella che dopo una lunga e combattuta lotta mi costringeva alla resa e poi mi scopava con furia…
“Tesoro, non ti capisco… io sono sempre lo stesso, ma tu… per caso stai cercando di dirmi qualcosa?”
Dovevo avere un’espressione davvero triste e preoccupata, perché ti sdraiasti al mio fianco abbracciandomi con dolcezza…
“Amore, no… sei fuori strada… non mi sfiora neanche lontanamente l’idea di smettere di lottare con te… come farei… dovrei cercarmi qualcun altro da sottomettere…”
“Ehi, non mi piace quello che hai detto!!”.
“Ma no, scemo, scherzavo, è te che voglio sottomettere, non un altro uomo, godo troppo a farlo con te…”
“Ma… e allora?”
“Allora niente… semplicemente riflettevo su come è cambiata la prospettiva da quando abbiamo cominciato. Abbiamo cominciato a lottare come veniva, di puro istinto… poi sei stato soprattutto tu a spingermi a migliorare… ricordi?”
“Sì, certo, sei stata bravissima, sei diventata la lottatrice dei miei sogni… ora sei davvero tu la donna del dipinto, te la ricordi? La conturbante dominatrice del quadro che mi aveva tanto colpito era senza volto, ma adesso in lei vedo il tuo viso … sei tu, proprio tu quell’affascinante lottatrice sudata che inchioda a terra il suo uomo… e quell’uomo fortunato sono io, e ti adoro… così come l’uomo sottomesso del dipinto doveva adorare la sua regina”.
Sentendo le mie parole ti vennero le lacrime agli occhi, e ti stringesti a me tremante di commozione…
“Amore… hai detto una cosa bellissima, sono le parole d’amore più belle che io abbia sentito da te… sappi che mi fai felice anche tu, ricordatelo… ricordatelo anche quando mi vedi cattiva e crudele…”
Non riuscivi a trattenere le lacrime, ma io non ti permisi di piangere in un momento così bello ed emozionante… ti rotolai supina e ti venni sopra abbracciandoti stretta…
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